chi è
pandev?
(ciao ciao stankovic)
nel nostro condominio
dice splinder che ogni blog è un appartamento. la do per buona perché mi serve come pretesto.
allora, avete presente quella libreria all'angolo del nostro palazzo, quella che confina tra il ticino, springfield e la curva del toro?
sta per chiudere. è una piccola cooperativa, sceneggiatura già vista. la novità è che uno dei pochi "blogger che non voleva scrivere libri ma semplicemente venderli" (cfr bellacci) ha postato nella cassetta delle lettere l'amara vicenda, salutando i residenti.
è seguita una spontanea riunione che ha così deliberato. chi vuole, chi può ha la facoltà di sostenere the infinite jest con un versamento. non si tratta di denari destinati a fondo perduto. appena la nuova società ripartirà (e stando ai primi conti l'obiettivo non è poi così lontano), la somma sarà riconvertita in libri che ci verranno perfino recapitati a casa e a condizioni ben più vantaggiose di quelle del club degli autori.
la gioiosa macchina da guerra è già in marcia. sul tank sventolano i vessilli dell'operazione sottoveste. per salirci su, basta alzare una mano. vuoi vedere che il condominio rischia di passare alla storia come una public company?
il resto è in primabase. e come al solito è anche molto divertente.
(ricordarsi di inventare) un posto migliore
gigi paraggi, il motorino (prima volta che lo cito e lo fotografo. ammazza che gufi) ha avuto la peggio. andato. onore a lui. io sopra meglio. solo contusioni con versamento al ginocchio. ci è venuto addosso un pirata, il famoso pirata della strada. che nella fattispecie arrivava contromano e a luci spente. ci ha presi in pieno. poi, è scappato.
questa è la targa, la macchina non so che tipo sia, ma la targa me la sono incollata nel cervello xxxxx, un'auto argentata. il motorino è rosso. se la cercassero, la vettura incriminata, avrebbe ancora i segni sulla fiancata. l'unica a fermarsi una ragazza, sempre con motorino, la mia testimone. ha un po' paura. tentenna. poi dice sì, che sto bastardo merita casino. spero non ci ripensi. ho solo il suo cellulare e la vaga promessa sua e dii un passante.
corsa all'ospedale. san giovanni. arrivo alle 20, uscita alle 23.11, come da referto. prima, però, puntata al cto, dove manca un posto di polizia (c'è solo di mattina) per inoltrare una denuncia mai inoltrata. e quindi via, al san giovanni.
18 codici gialli prima di me. sono i bambini, le storie gravi. persone con le gambe rotte e una ragazza incinta di 8 mesi che aspetta da tre ore un'ecografia. stiamo in un corridoio ho una sospetta frattura alla rotula e mi mettono per terra, con due elenchi telefonici sotto la gamba. li voglio ringraziare, questi infermieri. che sorridono, fanno quanto possono. ma non c'è posto. cardiopatici e tossici a rantolare nello stesso angolo, il piccolo fabio - 4 anni - steso su una seggiola. ha l'asma, non respira.
me la cavo alla grande, con tanto di fasciatura, aulin e borsa di ghiaccio. dove denucio? non qui, nonostante la scritta "posto di polizia" che mi spiegano "serve ad altro". arrivo alla caserma dei carabinieri di garbatella. tutto chiuso. ho un male alla gamba che rimbaud, col rispetto del caso, mi fa ridere. ma sono le 23.50 e l'ufficio denunce è chiuso. mi dicono che però posso denunciare l'accaduto al 112 e al 113, e pure ai vigili e se proprio volessi fare tombola anche alla presidenza del consiglio dei ministri.
denuncio più per tigna che per convinzione. compongo numeri e numeri come un disperato scrive messaggi nella bottiglia. la vigilessa è gentile, le racconto, la prima cosa che chiede è "ma ha mangiato qualcosa? come si sente?". mi viene un pochetto da piangere, ora. e mi sento male, vigilessa. ho il motorino morto stecchito e per fortuna che pioveva, che vado piano, sennò non la potevo raccontare. domani inizierà una trafila lunghissima, mi ha avvertito.
se vedete quella targa in giro per il mondo, state lontani. se non vedete una telecamera della coalizione di centrosinistra, pronta a filmare e a inchiodare chi permette che uno dei più grandi nosocomi d'italia sia trasformato in un bazaar, state lontani uguali. stiamo su scherzi a parte. ci occupiamo del lifting del premier, noi.
e l'unico gesto concreto per incazzarsi è un blog.
mani dietro alla schiena. puntate. fuoco.
ricordarsi di inventare
(nome in codice: gigi paraggi. core business: il mio motorino)
un tergicristalli per il parabrezza di gigi paraggi
un paio di guanti comodi ma al tempo stesso prensili e in grado di contenere gli anelli
uno specchietto al centro, in alto, sul parabrezza
una sacchettina sul manubrio per riporre accendino e burro di cacao
un impearmeabile vero, tipo mantella, ma non così lungo come ce n'è in giro, sennò inciampo
un tendalino per ripararsi dal sole e dalla pioggia
un casco integrale ma che non si appanni
una catena antifurto che si apponga con lo sguardo. e si sciolga strizzando gli occhi.
serve altro?

al centro di roma è il 1981
tutti in pista, urla l'imbonitore. anzi, il disc jokey. il disc jokey ha due piatti della pioneer ultimo modello mentre la sala tutt'attorno è dotata di impianto esoterico, che è la più estrema novità in fatto di high fidelity.
siamo nel 1981, credo. in una dimensione extratemporale. è appena uscito il disco di battiato, la voce del padrone, e in tv impazza mr fantasy. le ragazze in discoteca vestono scollacciate e le più audaci indossano degli hot-pants di maglina. si accompagnano, queste ballerine, a degli azzimati signori in cravatta che bevono cognac e sbadigliano. sia le girl che i cavalieri non hanno mai visto via veneto. è la dolce vita, baby.
è il 1981, I suppose. il governo forlani aumenta la sorveglianza nelle zone a rischio delle metropoli, mentre anche in discoteca ci sono dei banchetti per sensibilizzare noi giovani sul prossimo referendum i cui temi saranno aborto ed ergastolo.
la sala è molto grande, illuminata da luci stroboscopiche perfette per una crisi epilettica immediata. i divanetti sono in pelle chiara. ma la vera novità sono delle isole. si tratta di piccole aree riservate, con tanto di buttafuori a controllare, chiuse con dei cordoni di stoffa verde o rosa (come quelli delle tende di nonna).
qui, i più ricchi possono bere l'aperol ai tavolini, ma anche intrattenersi in conversazioni private. nell'isola orientale c'è una danzatrice del ventre, alcuni cuscini e perfino delle massaggiatrici (l'inventiva dei gestori del club è formidabile). nell'isola pompeiana è tutto rosso, anche le toilette. c'è un'isola azzurra con piccoli abat-jour ma possiamo solo sbirciarla da lontano.
è il 1981. il disc-jokey incita la folla. usa anche termini un po' forti. saluta gli amici universitari e chiama per nome le sue amiche che escono di corsa dalle isole private coi capelli scarmigliati e il volto paonazzo. "dove stavate, 'anfami? forza, a ballare". e via con un giocagiuè divertentissimo.
gli unici che rimangono fermi siamo noi. paralizzati, insieme a uno straniero che non ha capito l'invito.
la pantanella
era uno stabilimento per la produzione della pasta. un edificio squadrato, come d'architettura umbertina. un edificio in crollo con intonaci andati e vecchie ruggini agli angoli. monumento della disfatta. stava lì, sulla tangenziale est, tremendo. c'è un film, un film di fantozzi e si intravede. e la comica paradossale del film e quella tragica della cronaca parlavano assieme usando parole di mattoni, e di infissi andati e di finestre senza vetri, come bocche nere, bocche di un urlo, e di un dolore, di un dolore che non urla.
la bocca, quando uno prova il dolore vero, non urla. ingoia. e si ingoiava questo urlo, la pantanella bella. ieri la pasta, oggi il disastro.
mi ricordo, me lo ricordo. questo palazzo assorbito nelle macerie, questo lento disperarsi, questo freddo nelle ossa, questi denti che battono nel tentativo estremo di tenerli fermi, incollati alle gengive, per ingoiare il dolore. tremila anni di dolore tutti assieme, il più grande rospo dell'occidente dietro quelle finestre senza vetri.
scorgevi lumi e vaghissime lucette, fuochi fatui e candele. a volte lampi, falò accesi dietro i vetri rotti per farsi caldo nelle sale della ex pantanalla che quando il mondo dei civili fa fatica a ingoiare, conia suffissi. ex è un suffisso che placa, e rassicura. ex. andato. solo che la pantanella rimaneva lì dove era, radici ben piantate. santa sanctorum di sfrattati, immigrati, disperati, addolorati, spaventati, emarginati. ati. andati.
me la ricordo.la nostra periferia di san paolo del brasile. la periferia di città del messico e cape town.
omicidi, coltellate, i delitti. motivo? il cartone da spartirsi, una giacchetta trafugata, una coperta sparita. ita. finita. vita.
c'era un odore tutto attorno di debiti e precariato, di vite al limite, di fame e di urla ingoiate.
ogni mese la retata della polizia. poi, la nuova occupazione. poi il pezzo di cronaca.
dentro, la pantanella, l'ho vista. c'erano mille e un miliardo di vetri a terra. questo mi ricordo. questo tappeto di vetri. questa moquette di spine, questa corona di petali aguzzi. vetri e cartoni. e basta.
questo odore di vetri. di carta e vetri rotti.
e poi l'hanno comprato, l'edificio. e l'altra sera sulla tangenziale est - c'era un incidente e un serpentone d'auto in fila -, sono riuscita a rialzare lo sguardo. e a guardare. una lampada, una pianta, un quadro, un piccolo albero di natale, le scansie d'una cucina. dietro quei vetri, tornati finestre, l'azzurro di una tv, la figura di una donna, un imprevisto odore di pasta e zucchine, un improvviso caldo, una tutina appesa, due calzini, la banalità, l'esistere insomma. pezzi di vita.
l'hanno comprato l'edificio. e i saloni della ex pantanella sono case. case con le tende. tende scostate.
hassan morì qua.
in caduta libera
perfino peggio della fanfara suonata dal premier durante i funerali di stato.
ci vuole stomaco forte e una gran dose di cattivo gusto per produrre "petali" del genere, riciclare una faccenda tragica e trasformarla in boutade.
chi è il genio della propaganda che mi ha fatto vergognare di avere votato l'ulivo?
continuiamo così, facciamoci del male.
non nevica più
ma
l'effetto
provocato
dai
fiocchi
su autoctoni
e residenti
è stato
notevolissimo.
(non ci chiamiamo blogopalla di neve (TM) a caso)
aggiornamento
al gioco nevesco hanno partecipato, chi sullo slittino, chi ricordando monteverde e il 1985, chi interpretando la parte dello snow-watcher, chi dalla parte dei pinguini, chi clic clic fotografiamo la forforina, i seguenti blog:
webgol in trasferta
jacob baum
the gutter
la signorina mu
i bloggers capitolini capitanati da margherita
giallodivino
lebowsky
selvatica lucarelli
anastà
i non citati perché non so, o imperdonabile dimenticanza, tirino la stalattite posata sull'orecchio gotico e si appalesino. se vogliono.
"nevicava a roma e la gente se chiedeva mapecché...."
(di chi sarebbe tale celebre verso stornellato? non è un quiz. è solo pecché non ricordo).