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domenica, 30 maggio 2004

diba



abito dov'era nato. tormarancia, il contraltare piatto di garbatella, detto quartiere "shangai". sotto terra ci corre un fiume, un affluente del tevere. quando l'acqua si gonfia, ed è acqua di viscere, salta l'asfalto. le case poggiano su un letto mobile. pendono. oblique. con gli intonaci crepati. è umido d'inverno e d'estate ma c'è un parco smeraldo, verdissimo che in lontananza si ricongiunge con l'appia antica.

e c'è il campo dell'oratorio dove diba si allenava. oggi nel quartiere ci sono, in simultanea, tre feste. una per la madonna di lourdes che viene portata in giro con la banda e stasera il parroco sparerà certi botti da paura, e tutti i cani ad abbaià. la seconda proprio sotto la torre marancia, una festa pacifista. hanno issato uno striscione grandissimo "no alla guerra", e apparecchiato 4 o 5 tavolinetti con seggiole da bar. se mangiano fusaje e gelati con lo stecco, ed è previsto un dibattito sul che dal titolo "tornerò e saremo milioni". la terza festa è periferica, a piazzale dei navigatori. quindi non mi riguarda.

in questa sarabanda di fuochi d'artificio, tamburi, meeting, assembramenti, venditori ambulanti, bandierine lungo le strade, e din don dan delle chiese, non si poteva trovare uno spazietto per commemorare diba 10 anni dopo quel colpo di revolver? giusto per dire che sto quartiere acquatico, almeno quello, non ha dimenticato il suo figlio più solo, agostino, campione fulgidissimo.

una sola immagine conservo di lui. un'immagine di 20 anni fa. era sempre di maggio. sempre il 30 maggio. e lo stadio a festeggiare lo scudetto della roma. gli consegnarono un cesto di fiori. lui avrebbe dovuto lanciare rose e margherite ai tifosi pazzi di gioia. e invece tirò il cesto, tutto il cesto, alla curva. lo scagliò in alto, come fosse una stella cometa. e avevo uno sguardo lontanissimo. ultraterreno.

stasera, botti del parroco matto permettendo, un fiore te lo porto io. laddove il campetto dell'oratorio si sgretola per via delle onde del fiume terrigno. e la ghiaia si apre. simile a una ferita.

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giovedì, 27 maggio 2004

nel cielo e nelle altre cose mute
(omaggio al mio filosofo preferito)





"io, una volta
fui ragazzo e ragazza
cespuglio e uccello
e muto pesce nelle onde.
la natura cambia tutte le cose
avvolgendo le anime
in strane tuniche
di carne"

empedocle

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giovedì, 27 maggio 2004

pacificamente

allora, è una banalità. tra il partito della guerra e quello della pace, non ci stanno dubbi. sventoliamo, marciamo se serve, se infilamo sul blog il drappo iridato, mettiamo a punto "azioni di disturbo". vorrei capire che sarebbero ste azioni di disturbo, se non disturbo. dice, dicono dalla galassia pacifica che mette assieme i lupetti dell'agesci e i no global e in effetti mi confonde: faremo azioni di disturbo e bloccheremo il traffico, per esempio. ambè e che cippa c'entra tutto questo con la pace qualcuno me lo potrebbe spiegare?

perché i movimenti procedono per obiettivi. l'obiettivo qual è? bush? ok. disturbiamo lui con azioni di pace indiscutibili. sciorino a caso: tremila bambinetti che circondano il colosseo con una foto di un bambinetto morto in iraq, tremila donne che tengono per mano le mogli, le fidanzate, le sorelle, le madri dei soldati morti in iraq. tremila bandiere italiane sul colle del palatino listate a lutto mentre s'alzano potenti le note dell'adagio di mahler.

tocca alzà il tiro. un movimento che non è un movimento e che viva la faccia lo dovrebbe pure ribadire nei modi, nella sostanza e nei contenuti, deve trovare formule altre rispetto a cortei afoni. deve inventarsi performance che tacitino l'isterismo della destra.

incappucciarsi è un autogol. disturbare a caso è un autogol. obiettivi veri e mai dieci passi avanti al proletariato, sennò lenin se rivolta nella tomba, il proletariato disturbato dal blocco del traffico s'encazza e voi fate la parte degli improvvisatori senza pelle nella vasca degli squali.

di mezzo ci andiamo tutti, sia chiaro. vengono in mente stagioni di lotta tostissime e meno bipartisan, meno generiche, meno emotive. stagioni d'obiettivi, stagioni che ci strarodeva. stagioni che la piazza era l'unico proscenio, strappato con unghie e denti, e non c'era replica. un unico spettacolo, ma da far cascare il teatro per gli applausi. cascare il teatro. e il teatrino.

cari cosi (compagni? amici? che? chi?), prendo atto dell'entità indistinta, eppure unica, in questi anni nostri affollati. prendo atto. ma mi aspetto un botto di pace, il 4 giugno p.v. un botto, un tappo di spumante sotto le seggiole di sto governo, sotto sta coalizione che si è inventata financo l'ossimoro della "guerra umanitaria" e ci riempie la testa di bugie. m'aspetto compostezza e idee, creatività e genio. il colpo d'ala, l'imprevisto che spiazza, il bello, l'inusuale, il guizzo. m'aspetto la pace. basta fianchi prestati alla destra. basta. che quelli quando affondano il colpo lo fanno sul serio. e si prendono il paese.

postato da Aleph alle ore 00:21 | Permalink | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)
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venerdì, 21 maggio 2004

sì, viaggiare

allora, prima o poi mi tatuerò corto maltese sulla schiena o un verso di chatwin. ma è solo una fantasia, un omaggio ai grandi avventurieri, ai mercuriali viaggiatori, la celebrazione dell'altro da me. perché sono stanziale come l'edera nel balcone. l'ho comprata domenica, col suo vaso di plastica e una canna tipo scheletro tra le foglie. lunedì mattina era già avvinghiata al muro. neanche fosse nata qua.

domani parto, vado qua e poi ad assisi dove si terrà una mega convention tra il liturgico e il politico (e vista la statura della politica italiana, ci sarà parecchio da pregà). mi hanno dotato di tutto: biglietto, prenotazione albergo, orari, duemila orari, arrivi qua scendi di là, portatile fichissimo con cellulare incorporato e una mini antenna per captare i segnali e collegarsi ad internet. manco andassi in amazzonia. il problema è che io sono certa di andare in amazzonia. core de mamma prevede neve in umbria ("portate i maglioni e gli stivaletti"), natalia mi suggerisce qualche capetto impermeabile, e nel frattempo lo zainetto straborda. lo spazzolino dei denti me lo metto in tasca, via.

già so che mi commuoverò in zona salaria, quando il treno filerà oltre sette bagni e roma mi sembrerà lontanissima. e mi prenderà un'ansia di dimenticanze, di lontananze, di scemenze, di pc che non funzionerà, di me alle prese con spine e orari, di alberghi ostili, di impianti termoregolati ostili, di rumori sconosciuti in lettucci ostili.

solo l'idea di razzolare saponettine mi consola e mi rallegra. a dirla tutta mi rallegra pure assisi, e soprattutto la visione dell'affresco sulla cacciata dei diavoli nella basilica superiore che non ho mai ammirato da vicino.

insomma, vado. in omaggio, ai santi francesco e chiara d'amazzonia, ci porto una foglia d'edera ciascheduno.

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venerdì, 21 maggio 2004

caro blog,

non è che io mi sia dimenticata che esisti. il problema - come si dice qui in downtown - è che non so a chi dare i resti. (ed è subito rima)

quando non mi tocca vestirmi da damerino e attraversare, intimorita eppur ruggente, le sale dei palazzi, c'ho vagonate di robe da scrivere. e sto sempre indietro, con questa sensazione di perenne debito.

dimentico gli amici, mi scordo di mangiare, mi scordo le bollette, me paro il bianconiglio di alice "ho fretta ho fretta", mentre il tempo scivola grandioso.

ogni tanto mi raggiungono, imprevisti, magnifici particolari romani. certe luci, il tetto di scuola che vedo dalla finestra del giornale, gli arancioni delle facciate, le voci dei turisti, musiche dalle automobili.

ma non riesco a trattenere che una vaga sensazione di bellezza che mi danza attorno.

fra 10 giorni finisco. e appena finisce questo contrattino, voglio passare una giornata a piantare edera, lavanda e rosmarino in balcone. voglio farmi una chiacchera col sor dante, del IV piano, che è andato fuori di testa e piange nel pianerottolo perché non sa più qual è casa sua. voglio portare mamma al mare e stare lì a raccontarci cazzate sul fatto che un giorno ci compreremo una casa sulla spiaggia, e sarà bianca, con alberi d'ulivo tutto attorno.

voglio farmi le risate con silvia e felicia, con cochi, e andarcene a ubriacarci. voglio fare una corsa in macchina, e salvare la Lazio (per i pochi biancocelesti che mi leggono: qui c'è un appello da firmare. dateve da fa.). e voglio addormentarmi con le fusa di annarella.

postato da Aleph alle ore 14:32 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
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lunedì, 17 maggio 2004

tentativi pacifici andati a monte

stileeeeeeeee. è finito il campionato. basta guerre. diamo il buon esempio all'esecutivo.

estratti di conversazione tra me e un romis. eleganza. volteggiamo come libellule, raffinati, financo colti. esclusi i colpi bassi.

lui: mi dispiace davvero per stam. davvero.
io: senti, l'idea di non rivedè samuel vostro a un derby guarda, te giuro, me metta strana.
lui: grazie, sei così cara. sei un'avversaria, ma corretta.
io: certo che state a pezzi, ma ve siete venduti pure emerson?
lui: vabbè, e voi? voi che ve continuate a vende i capitani?

---- silenzio -----

io: hai letto i consuntivi della consob? che zozzi. c'ha ha ragione rivera. se facessero il campionato del nord e ciccia al culo.
lui: schifosi e mascalzoni. e vogliamo commentà il calcio scommesse?
io: che te commenti.
lui: tanto siete abituati pure voi, no? wilson, giordano, manfredonia
io: beh, per non dire che st'anno al campionato non ve potevate iscrivere. se il modena s'appella, so ca@@i.
lui: cioè?
io: abusivi

---- silenzio ----

lui: ma fiore a chi lo date via?
io: ma voi quanti buffi c'avete?
lui: eh niente, in confronto a voi, e stamo ancora quotati.
io: è vero, ma state a perde un cifrone. sensi ha già consegnato italpetroli a capitalia. ma 'ndo annate? finiti i giochi, e via la danza der debito irrisanabile, dice che il patron vostro s'è ipotecato villa pacelli.
lui (alterato): e voi formello.
io (serafica): vabbè, ma quello è l'erario. l'opa ostile
lui: ah.

---- silenzio -----

lui: ma cragnotti sta in carcere?
io (remissiva): già
lui: temo andiate in serie b
io: temi?
lui: con chi lo famo il derby?
io: col casilino, alla vostra altezza
lui: ah aha ah

---- silenzio ----

io: certo che anche quest'anno non avete vinto nulla.
lui: seeeee, e voi ve consolate con la coppa del nonno.
io: buttala via
lui: noi da record
io: record? gareggiavate nella categoria fuori strada?

--- silenzio ---- (vola un insulto)

lui: ma famme er piacere, rosicona
io: e totti a chi lo date? spagna? torero olè.

segue accapigliamento brutto. e intanto ce prendono a ceffoni de qua, dellà. la padania impazza. galliani decide, moggi impone. si chiama divide et impera. a noi i bruscolini.

questione di feeling.

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venerdì, 14 maggio 2004

ciao urban

in realtà urban, free press distribuito a roma, milano, bologna e chissà dove altro, non l'ho mai visto. ci scrivevo però, e ci ho scritto cose bizzarre, spero divertenti, cose che non avrebbero trovato spazio da nessuna altra parte.

ho comunicato, nell'ultimo anno, con una redazione di persone deliziose. puntualissime nei pagamenti, disponibili, curiose. qualche giorno fa una mail: ci licenziano in tronco, non sappiamo se e come proseguirà questa avventura. fine delle comunicazioni.

l'editoria si appunta sul petto un altro pregevole caduto. mando un bacio ad alessandro robecchi, direttore brillante e penna argutissima. e a daria che si è sempre occupata del 75% del rav (?) sui miei diritti d'autore con una pazienza assoluta.

spero di ritrovarvi altrove. e in fretta. intanto solidarietà.
postato da Aleph alle ore 15:26 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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venerdì, 14 maggio 2004

kafka a san macuto

san macuto è un austero palazzo in centro, dove hanno sede le commissioni parlamentari. quella di vigilanza rai, ad esempio. alla presenza mia, di napoorso, e parecchi altri, è andata in scena una farsa che la commedia romana è roba per principianti.

l'imputato era antonio di bella, direttore del tg3. si è dovuto difendere dall'accusa di aver manipolato l'intervista alla vedova bruno, moglie di un carabiniere morto a nassirya. ha spiegato di aver mandato a civitavecchia - dove vive questa signora - una giornalista giovane, dunque poco esperta nell'arte di tendere tranelli. ha messo on line il servizio per esteso. un'ora e trenta di (quasi) monologo della bruno, che poi ha ritrattato in parte. ovvero ha confermato quello che aveva detto sulle torture ai prigionieri in iraq, aggiungendoci in più alcune riflessioni sul governo berlusconi e sull'arma.

il centrodestra, che ha armato sto gran casino chiedendo le dimissioni di di bella, in commissione ha ritrattato come la vedova. anzi, meglio. nessuna manipolazione, ma occhio di bella, ti marchiamo stretto, da qui alle elezioni niente resterà impunito. e soprattutto: ti rendi conto delle conseguenze politiche del tuo ardire?

io antonio di bella non lo conosco, non è amico mio, mi sembra un bravo professionista e persona modesta. uno che arrossisce davanti alle telecamere, pur essendoci abituato. questo particolare m'ha fatto infuriato. perché davanti alle stesse telecamere si sono presentati i signori landolfi, adornato e lainati, pettinatissimi e a loro agio, a chiedere teste (teste. e di questi tempi? ci farà uno speciale il foglio?) senza una motivazione una.

una che fosse una.

ok, allora, basta parlare chiaro. vi ribrezza il giornalismo? s'era intuito. avete già istituito il minculpop? ne prendiamo atto. in una rai senza presidente, con un cda di un unico segno, dove la solidarietà interna diventa spregio (e dire che eravamo una categoria autoreferenziale) e di bella viene deriso dai gr e dagli spalti di vespa, non vi resta che affondare il colpo. ma per bene.

onnivori. tocca che ideate un comitato sulle possibili conseguenze, e uno sui retropensieri, uno sulle trappole, e un altro sulle manipolazioni mai avvenute, uno sulla linea di assenso diffuso, e uno cosi è e vi deve piacere, e l'ultimo lo dovete riservare al gran giuri del bavaglio preventivo.

di mezzo ci aspettiamo la televendita e il sogno di un'italia ricca e migliore. tutto a posto, e levate quell'insopportabile rossore dalla faccia di di bella.

sott'attacco dell'idiozia.
"l'idiozia ha il suono del deglutire, come a dire che cerca di ingoiarti, diminuirti, farti scomparire, oppure cerca di annullarti. farti sentire diverso, farti sentire diverso da quello che sei". (bisca)

(se mia madre rinnova il canone rai, je stacco na mano. almeno ferrara me la sbatte in prima pagina).

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mercoledì, 12 maggio 2004

big umbrella



l'unico trofeo assegnato alla città è sempre nostro. attaccateve a sto gran maniglione. coppa italia? coppa der nonno? manco quello ve spetta.

noi in piazza. a voi er gomito.

postato da Aleph alle ore 23:38 | Permalink | commenti (43) / commenti (43) (pop-up)
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mercoledì, 12 maggio 2004

così tutti comprenderanno
(con chi abbiamo a che fare)

titolo di dagospia, prevedibile. meno prevedibile che in ogni stanza di codesto giornale ci sia gente che scarica il filmato della decapitazione del soldato americano.

in tre o quattro, accanto al pc. uh, oh, chi fa le smorfie, chi impallidisce. provo terrore solo a guardare le loro espressioni, figuriamoci se osservo il video. ma poi il video, in qualche modo, loro te lo devono raccontare. e sto così, raccapricciata. tanto che oggi niente gelato.

esiste un'estetica della morte. e la guerra non la contempla. una sottrazione di etica non si pareggia con l'aggiunta del macabro dei nostri sguardi pettegoli.

socchiudo gli occhi.
postato da Aleph alle ore 18:59 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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