non si esce vivi dagli anni '80
villa ada è un posto fichissimo. vuoi per la location col laghetto che fa tanto ginevra de noantri, vuoi perché se il concerto ti fa schifo, t'allontani con seggiole e tavolino e dibatti delle cose tue con gli amici tuoi. vuoi perché c'è olga la deliziosa a gestire l'ufficio stampa. e vuoi perché si incontrano tutti, tutti i reduci dell'estate romana nicoliniana.
si beve, si bacia gente, aho anvedi non invecchi mai, ma ora che fai?, e coso come sta?, e via così in un crescendo alla ecce bombo.
l'altra sera, all'improvviso, siamo diventati una dozzina, uniti i tavoli, oste portace n'antro litro. tema: i migliori concerti degli anni '80.
ah beh, non ci ho dubbi. i talking heads di remain in light. rigà ma ve li ricordate?
per me no, voto i b52's. che carucci.
vabbè, ma vuoi mette? a reggio emilia vidi i police di regatta de blanc. un power trio che fischiava.
i police? a me a quel concerto m'arrivò un cornetto algida sulla schiena. un matto tirava cornetti algida come frecce.
e te lo mangiasti il cornetto?
c'erano i cramps come gruppo spalla. poison ivy si presentò nuda, nuda, capirai, na caciara. uno cercò di toccarla arrampicandosi sul palco, lux interior s'enfuriò. un parapiglia.
ma chi ce stava a ostia ai simple minds?
e te ce stavi a nettuno ai cocteau twins? maròòò, elizabeth frazer fece na figura da cane.
aho, e julian cope all'espero?
quel concerto l'organizzai io. pure i pogues, wall of voodoo e marc almond, e i sister of mercy.
marc almond al piper?
ma sorcioni che fine ha fatto?
rigà, ma voi ce stavate al flaminio quando il servizio d'ordine non riconobbe mick jones e non lo volevano fa entrà?
e i devo?
te dico solo che ci ho il cappelletto che lanciarono i devo alla folla.
ah, l'acchiappasti te?
senti un po' ma al much more coi dead kennedys chi ce stava? (s'alzano 25 paia di braccia).
io me smontai un faretto
io toccai il piede a jello biafra che mi tirò un calcione.
e tutti i punk a vomitare fuori, in strada. passavano ste signore dei parioli sconvolte: "ma che è successo al nostro bel quartiere?"
e i clash?
ambè, certo
ma cosa, quella moretta, cosa clarissa....
toccateve, portava malissimo
e i cccp?
allora, successe il panico. il pezzo più grande delle toilette era così, credime. tre mesi dopo c'era la possibilità di far suonare i died pretty gratis....
gli australiani, veh?
quelli. chiamo il proprietario, un certo signor lamanna e quello mi dice: "signorina, da lei non accetterei neanche un quartetto d'archi dopo i danni non pagati per i cccp..."
poi vennero pure gli hoodoogurus
e quelli, quanto mi piacevano, gli easterhouse.
e bragg a villa gordiani.
e i pretenders, 'mazza si era bella la cantante. c'aveva na giacchetta de pelle rossa.
vabbè, rigà, e gli smiths al tenda della colombo?
il biglietto era rosa
non me ricordo niente. me ubriacai e vomitai.
ma te stavi sempre a vomità?
so debole di stomaco. anzi, se v'avanza un plasil....
firma anche tu
si potrebbero citare belle (e meno belle) dichiarazioni politiche sulla necessità di abrogare una legge vergognosa come quella sulla fecondazione assistita. vergognosa, ingiusta, umiliante per le donne e per gli uomini.
si potrebbe, anche, riflettere sui radicali che ce l'hanno fatta a caramella mou coi referendum. eppure, stavolta, tocca firmare. bloccare, come possibile e se possibile, una normativa che ci passa sulla pelle.
valga più di ogni colta dissertazione,
la testimonianza di zut (che chiamarlo post, mi sembra davvero riduttivo). zut la conosco appena, pur essendo amica di una delle meglio amiche mie, la rutilante
sister. zut la conosco appena, ma quei pantaloni larghissimi che racconta di aver indossato, credo di averli visti da vicino.
forma e sostanza
(o d'anime e d'animali)

partiamo dalla forma. la forma è un rinoceronte, logo dell'ultima trasfigurazione/incarnazione pgr. non il cavallo alato mitologico, ma il possente erbivoro corazzato, il quadrupede caterpillar. il corno ha il suo valore metaforico, non solo per le virtù afrodisiache citate financo sulla bibbia (e la copertina del disco è un'immagine biblica, guarda caso), ma per il simbolismo. è un corno eretto, e ferretti in d'anime e d'animali ritrova la scrittura carnale dei cccp. sangue, corpi, interno cosce e cazzi dritti. riacquisizione del maschile, dunque, dopo la lunga parentesi/confronto col femmineo (ginevra).
è un disco di reazione. reazione maschile. muscolosa, di tendini tesi, di furia, di corna e di corazze. mi corazzo per sopravvivere.
per operare la reazione, i pgr rimasti (3 G: giovanni, giorgio, gianni) utilizzano stilemi noti, quelli certi. fanno riferimento al passato: rock, punk, quattro quarti elastici. come a dire: si può fare a meno di un pianoforte e di una voce femminile. mi basto e mi avanzo anche così.
accadde anche con tabula rasa, reazione al lutto di linea gotica, alla pressione del mortifero. d'anime e d'animali deve molto, in termini di impatto, a t.r.e. perché in 3 sono rimasti, i pgr, e per ribadire che c'importa na sega di chi va, di chi viene. l'album si chiude – tant’è - con "si può" ("e mi sembra di tornare in un sogno che conosco/che attraverso con timore, che mi lascia solo rabbia"). reazione rabbiosa, vivifica, fallica in senso lato.
solo che la sensazione è di un'opera disomogenea, partorita in fretta, per accrescere le distanze dall’ultima separazione. opera di corna che incorna. di chitarre suonate, di bassi possenti, di ballatone coi contrappunti tipici per salmodiare//strillare//ballare. “fottiti tecnica, vaffanculo impianto” recita il ritornello-girotondo di “alla pietra”, manifesto d’intenti.
tammorra-punk (è nata na creatura) in “casi difficili”, furibonda citazione contemporanea di mozzill’o re e parecchio altro. quando ferretti grida “arruolatevi”, è il grido paranoico che sappiamo e che amammo. facile e bella “divenire”, prossimo anthem da ritmare tutti assieme. la parte centrale del disco è la più ondivaga: dapprima orfani e vedove, truculenta, orientale, speziata e possente (grazie per la citazione di israele, ferretti). poi, tre pezzi d’amore (tu e io, io e te e i miei nonni) che rallentano il galoppo del rinoceronte, ma che sembrano concepiti per altre corde, un’altra voce. una voce di donna, per intenderci, o un david byrne acustico. csi in odor di cccp in “cavalli e cavalle”, pezzo tabulesco, accordature aperte, batteria picchiata, refrain che si incolla nel cervello. la meno riuscita è “s’ostina”, delimitata da “pgggr”, corale e divertito omaggio alla famiglia. chiusura ombrosa, tangheira, con “si può”.
dal vivo, la disomogeneità si trasforma in impatto. in furia. in corna. e s’amplificano i riferimenti a tabula rasa, citata due volte (unità di produzione e forma e sostanza). dal passato riemergono i fantasmi di “tu menti”, e un medley di “a tratti” mescolata con “come bambino”.
i pgr ci hanno voglia di fare casino. e roma ieri sera, non vedeva l’ora. con loro. catarsi? può essere. il miglior modo per chiudere i conti con il cordoglio, è incazzarsi. anzi, scopare come dice il sommo lindo che stona, qua e là, ma primitivo rinoceronte attacca il bersaglio e l’atterra. un solo dubbio: la reazione può essere la base per un progetto duraturo? basta un'erezione? non so. mi rimane in testa l’idea di un rinoceronte fragile, nonostante l'iconoclasta apparenza. forma e sostanza che non coincidono.
facciamo pace, tuxedo?
è uno di quei gruppi che ha significato assai per ma-ma-magenerescion. divine, soprattutto, disco divino, dislessico, nervoso, aritmico. così dandy, europeo, nonostante lor signor venissero da san francisco che è, pur sempre, america.
ne amammo le citazioni, il look e le copertine, l'ironia al neon. e il nome. che è uno di quei nomi che uno vorrebbe affibbiare alla propria band. così elegante, siderale, madreperlaceo. così urbano e svagato, di ciuffi e martini.
l'errore, o meglio l'inconveniente, giunse allorché dovetti intervistare steven brown alle prese con l'opera di tenco. una delle parodie più mediocri mai ascoltate. ma non fu quello il problema. perché all'intervista ci andai come una scolara adorante, avendo ingoiato l'amaro calice e quasi disponibile a farmi piacere un disco imbarazzante per l'estinto, per l'interprete e per i tuxedoniani tutti.
l'interprete, tuttavia, era alle prese con una colica renale in una abitazione nel quartiere prati. m'accolse a letto, che si girava e rigirava sudatissimo (colica? colica sia) e d'umor nero. mi rispose torvo ad ogni domanda, e un pochetto mi insultò. alla quarta domanda intelligente accolta con grandissimo disappunto e sbuffi di noia (come sappiamo le domande sono tutte intelligenti. regola 1 dell'intervistatore depresso), presi il mio blocchetto, e girai sui tacchi. "è stato un dispiacere, mister. ma per quanto abbia amato desire, direi d'aver sopportato fin troppo. fosse stato zappa avrei abbozzato, ma da uno che in realtà si chiama stefano marrone non permetterò altro".
il giorno dopo ricevetti le scuse dal letto di dolore, ma sta cosa (unita allo scempio tenchiano) m'è rimasta in gola.
domani i tuxedo moon suonano a roma, a villa ada. sono disposta a dimenticare l'incidente, purché mi venga dedicata victims of the dance.
station to station
non sono come fratete. egli è un trainspotter vero, uno che conta i vagoni e sa tutti gli orari di tutti i treni del mondo. egli quando passa a termini si incanta quartidora sani a guardare i tabelloni, plin plin rapido da torino in arrivo al terzo binario. lui cronometra, sospira: "per dinci ha 7 minuti di ritardo". da piccolo aveva una collezione di trenini bellissimi, uno col pantografo, marca tedesca, verde bottiglia. io je lo pittai con uno smalto per unghie di mia mà, rosso vermiglio. ci pianse. scagliai.
questo amore per i treni ha radici nonnesche. nonno nacque su un treno trasportato a bordo di una nave sul canale di messina, morì su un treno a bordo di una nave simile, e nella parentesi in terra (senza prue, senza ruote) fece il capostazione.
quindi, in stazione, noi ci andavamo spesso. fratete a prendere appunti sul transito dei vagoni, io a odorare la stazione medesima edificata lungo il mare, tra le palme, intrisa di puzza araba di essenza di bergamotti e incanti di fata morgana.
mi piacciono, e parecchio, le stazioni dove si fermano solo i locali. quelle con grossi rotoli di legno accatastati, simili ai rocchetti di filo. quelle dove le pietre tra i binari sembrano carbonella, con lillà incartapecorati sulle pareti e la scritta wc bella grossa, nera.
la stazione più magnifica dell'urbe è la stazione trastevere, che è gialla, odora di liquerizia e gatto, porta verso la toscana e ha un'aria desueta, signorile, tra i palazzoni del portuense. una pensilina di rame, brillante e nobile nonostante il fiorire tuttattorno di allumini anodizzati. è una stazione curiosamente marittima, pendolare, con un suo orologio ampio e rotondo che odora di ferro. con panchine di legno, e sul versante nord uno sgocciolio di umido che spella i muri. un verdino, un muschio. un fresco.
quando arrivi vedi subito roma. quando parti sai che non sarà per sempre. che qui si torna. e se si torna che si va a fare, altrove?
la cinque
da quando quello mi disse: "di che ti occupavi?", di musica, signore, "bene, da domani non te ne occupi più", ho smesso di occuparmene per davvero. è stato anche un dolore, per un certo periodo.
ma quando la musica non è più un lavoro, assume altri contorni, a volte piacevolissimi. per esempio non si deve convincere nessuno che quel disco su cui tutti sputano come per effetto-slavina, in realtà ti porta a spasso il cuore. uno ascolta e va bene così, basta così, è sufficiente.
leggevo da
inkiostro che il nuovo di morrissey è stato vieppiù maltrattatato. ma la cinque, la canzone cinque, la potrei sentire a loop fino all'eternità. dio quanto è bella la canzone cinque. (può essere che all'attuale classe di critici musicali sia sfuggita la canzone cinque con quel flautino? con tutta quella superba malinconia?).
On returning, I can't believe this world is still turning, The pressure's on, Because the pleasure hasn't gone
And I'm, Not sorry for, For the things I've done
And I'm, Not looking for, Just anyone
On competing, Oh, when will this tired heart stop beating?, It's all a game, Existence is only a game
And I'm, Not sorry for, For the things I've done
And I'm, Not looking for, Just anyone
I'm, Slipping below the water line, I'm, Slipping below the water line
Reach for my hand, And, And the race is won
Reject my hand, And, The damage is done
I'm, Slipping below the water line
I'm, Slipping below the water line
The woman of my dreams, She, She never came along
The woman of my dreams, Well, There never was one
And I'm, Not sorry for, For the things I've said
There's a wild man in my head, There's a wild man In my head
this is the place
deve essere un verso di lou reed, di una canzone sua, sicuro. perché lou reed mi sale in testa come una marea. e inaspettata, e improvvisa. uno sciabordio neuronale. un flusso.
amo il mare. amo the place. lo dico non per vantarmene, ma per condividere una luce, dei colori, gli odori, queste squame d'argento e di mercurio che ho visto e mi danzano negli occhi come il più appassionato dei tanghi.
in the place ci vado da tempo fa, tanto tempo fa. m'acceca il bianco delle persiane, il rosso geranio, il viola dell'umido, degli angoli, l'indaco pacioso. qui ci potrei stare per sempre (frank black), perfino roma non mi manca, e mi muovo a mio agio - appagata - acquistando riviste d'alta cucina e sfilacciando i minuti verso la sera a riflettere su cosa preparare e che intingoli, che verdure, che frutta, che contorni.
amo il ritorno, dopo il mare. la sosta oziosa, imperiosa, nelle botteghe del pane e del pesce, le file, la scelta ai banchi, la compravendita e lo scontrino. queste file col sale addosso, il sole dentro, questi tramonti pompeiani e la sporta in mano, al bar, il dire di libecci, l'annusar di scirocchi, d'umido, di incalzante e fastidioso, di zuccherino e pazzo. amo la casa.
c'è una terrazzetta sul porto. è il nostro film. l'andirivieni di barche, l'ultima ha una bandiera nera di corsari e fila dritta, quasi all'assalto. m'assaltano i ricordi, ho un pieno di parole. la barca tocca terra in un rituale visto miliardate di volte, ma bello e misterioso. la cima lanciata, i parabordi all'unisono, qualcuno che issa , tira, tende, e i pensieri si allargano sulle corde, sui filamenti, sui nodi interni.
di te, ad esempio, non mi manca il te umano, ma il concreto, l'edificato, il costruito. la via della casa dove abitammo, le tende, quella lampada di vetro con dentro sabbia e conchiglie. la pianta di basilico. il rumore di te - a notte - che posavi la chitarra dopo ore e ore e ore ad allietare la ricca platea del lussuoso "pellicano" e sotto la doccia fischiettavi lou reed. e finalmente veniva il tempo del dormire.
c'è questo rumore di sartie, questo dlin dlon quando spunta vento di ponente, questo suono simile a quello di campanacci di pecore inquiete, e immaginarie, che non mi riesce di chiudere occhio. questo andirivieni dell'onda, questo fruscio di vento, queste leggende del caravaggio morto in feniglia di peste e morbi. e poi è già l'alba ed è così luce, oltre le persiane di legno bianche, che mi pare sia stato acceso il lampadario. mi sveglio. ho tanta ansia di mare, tanta voglia, che mi guardo l'alba coi gabbiani, su un mare increspato, a scaglie, tutto di squame, d'azzurro sopra e sotto, e dentro di me che sto sottovuoto, senzaria.
allora esco, pian piano, mi godo un caldo accennato, un puzzo di nafta e un profumo di forno, un sentore di pesce, un alito di limone. mi siedo davanti al mare. guardo la vita com'è. come sarebbe potuta essere. infilo un dito nell'acqua. poi due. poi tutta. poi è già il largo. un'altra prospettiva. this is the place.
core de mamma gelato
mia madre è molto preoccupata da quest'uscita del ministro sirchia che ha suggerito di deportare i vecchi nei supermercati quando arriverà la calura.
mia madre, in particolare, teme che troverà posto solo nei pressi del banco del pesce dove c'è sempre un gran puzzo di vongole decomposte, o - ancora peggio - presso il reparto surgelati dove la temperatura si aggira sui - 40 e le uniche presenze consentite sono quelle dei pinguini a bordo dei camion findus.
questi nostri vecchi trattati come casse di frutta al macero. i cani sull'autostrada, i neonati nei giardici condominiali, i vecchi nei supermarket.
"invece di mandare tutti quei mss (sic, ndr), non facevano prima a regalarci un piccolo ventilatore a pile"?
giro la domanda di mia mamma a chi di competenza. ha detto anche una parolaccia, ma non la riporto. è vecchia, è vero. ma è una signora a differenza del ministro.
un uomo di parola
(2003-2004)
Documento: 20030428 04155
ZCZC0127/SXB
U SPR S0B S41 S42 S91 NIE QBXH
CALCIO: INTER; MANCINI SOTTO UFFICIO MORATTI, MA TIRA DRITTO
C'E' CHI DICE PERO' CHE I DUE HANNO FATTO COLAZIONE ASSIEME
(ANSA) - MILANO, 28 APR - Roberto Mancini passa sotto
l'ufficio di Massimo Moratti, ma tira via diritto senza
fermarsi: forse, dice qualcuno perche' il presidente dell'Inter
e il tecnico della Lazio si erano gia' incontrati poco prima.
Testimonianze raccolte dal gruppo di sentinelle
giornalistiche che ogni lunedi' mattina stazionano davanti agli
uffici della Sars di Moratti ,in via San Pietro all'Orto.
Roberto Mancini ha approfittato della partita della sua Lazio
ieri sera a San Siro per intrattenersi a Milano, e in mattinata
ha passeggiato per le vie del centro: e' passato anche sotto
l'ufficio di Moratti, ma non si e' fermato. Secondo alcuni,
tuttavia, l'attuale tecnico della Lazio in mattinata avrebbe
fatto colazione con il presidente dell'Inter in una nota
pasticceria del centro di Milano. (ANSA).
YN6-GRA/GCM
28-APR-03 12:58 NNNN
Documento: 20030522 05290
ZCZC0170/SXB
U SPR S0B S41 S42 S91 NIE QBXH
CALCIO: INTER; MORATTI,INCONTRO MANCINI? E'FANTASIA ASSOLUTA
'HO GIA' DETTO CHE SI PUO' CONTINUARE A LAVORARE CON CUPER'
(ANSA) - MILANO, 22 MAG - ''Non ho nulla da smentire: le
notizie sul presunto incontro con Mancini sono fantasia
assoluta'': visibilmente seccato, Massimo Moratti ha cosi'
negato di avere avuto un incontro a Milano con l'attuale
allenatore della Lazio Roberto Mancini.
Il riferimento era alla notizia della presenza di Roberto
Mancini, ieri sera a Milano, e di un possibile incontro col
presidente nerazzurro: ''Sapete - ha aggiunto Moratti - quante
persone che conosco e stimo sono a Milano senza che io le
incontri? Questo incontro e' una fantasia. E ho gia' detto che
si puo' continuare a lavorare con Cuper''. (ANSA).
EM/TP
22-MAG-03 13:48 NNNN
Documento: 20040309 01603
ZCZC0589/SXB
R SPR S0B S41 S42 QBXL
CALCIO: LAZIO; MANCINI, INTER? NON AVETE DOMANDE DI RISERVA?
LA SOCIETA' INTANTO LAVORA PER GIOCARE ALLE 18 CON BOLOGNA
(ANSA) - ROMA, 9 MAR - ''Inter? Ma non avete domande di
riserva...?''. Risponde cosi', in modo perentorio, il tecnico
della Lazio Roberto Mancini a chi gli chiede per l'ennesima
volta sulla possibilita' o meno di andare a Milano, sponda
nerazzurra, l'anno prossimo.
Qualcuno non demorde e insiste durante la conferenza stampa
odierna, ma il tecnico biancoceleste, quasi indispettito, rimane
in silenzio, facendosi scappare lo stesso concetto di sempre:
''Io di queste cose non parlo''. La questione, infatti, non si
pone, considerando che Roberto Mancini, e ha tenuto tante volte
a puntualizzarlo, ha un contratto per altri quattro anni con la
Lazio, tanto e' vero che sta gia' lavorando sul mercato del
prossimo anno insieme agli attuali dirigenti, come Giuseppe De
Mita.
Allo stesso tempo, inoltre, la societa' biancoceleste sta
lavorando per anticipare alle 18 il recupero del 25 marzo
Bologna-Lazio previsto per le 20,30. ''Se si potesse anticipare
di qualche ora la gara sarebbe meglio - ha spiegato Mancini -,
anche perche' avremmo la possibilita' di rientrare prima a
Roma''.
Secondo fonti della societa' laziale la Lega non avrebbe
alcun problema in tal senso, quindi l'ultima parola, che
dovrebbe arrivare a giorni, magari proprio domani, spetta al
Bologna.(ANSA).
YWE
09-MAR-04 20:14 NNNN
Documento: 20040524 05194
ZCZC0554/SXB
R SPR S0B S41 S42 S91 QBXJ
CALCIO: LAZIO; MANCINI 'ORA RIMASTI POCHI,BISOGNA ASPETTARE'
'DA AUMENTO CAPITALE DIPENDE SQUADRA FUTURA.INTER? NON RISPONDO'
(ANSA) - BOLOGNA, 24 MAG - Roberto Mancini e' ''molto
fiducioso'' per l' aumento di capitale che dovra' garantire un
futuro alla Lazio, e che determinera' poi che tipo di squadra
fare. ''Sicuramente alla fine andra' bene - ha detto Mancini
ospite di una premiazione al palazzo dello sport di Bologna - e
per l' aumento di capitale sono molto fiducioso''. Sara' quello
a dire che tipo di Lazio vedremo il prossimo anno: ''Stam e' di
certo un grandissimo giocatore - ha risposto Mancini a chi gli
chiedeva dell' olandese appena partito - ma certo dipendera'
dall' aumento di capitale il tipo di squadra che potremo
costruire. Bisogna vedere''. Ora c'e' poco da dire: ''Adesso
siamo rimasti in pochi: aspettiamo''.
Il tecnico, per ora ancora della Lazio, ha mostrato qualche
vena di seccatura sola quando le domande sono scivolate sul
calciomercato: ''L' Inter? Non rispondo e non ho mai
risposto''.(ANSA).
NO/GT
24-MAG-04 21:55 NNNN
Documento: 20040424 04121
ZCZC0242/SXB
R SPR S0B S41 S42 S91 QBXL
CALCIO: MANCINI, CON INTER IN PALIO 4/O POSTO NON PANCHINA
LAZIO RECUPERA STAM E COUTO, PARTE CESAR MA NON GIOCA
(ANSA) - ROMA, 24 APR - ''La gara con l'Inter e' importante e
particolare, ma solo per la lotta al quarto posto, le altre cose
non contano...''. La presenta cosi' Roberto Mancini la sfida
decisiva per la lotta alla Champions League ed e' chiara la sua
allusione al fatto di essere considerato il possibile successore
di Zaccheroni.
Il tecnico della Lazio pero' non ne vuole parlare, si limita
solo a dire: ''Lo scorso anno di questi tempi si dicevano
praticamente le stesse cose che si dicono adesso. Poi si e'
visto come e' andata a finire...''.
''L'Inter e' una grande squadra - aggiunge Mancini - ha
grandi giocatori che possono risolvere la partita in qualsiasi
momento, ma noi stiamo bene e vogliamo andare a Milano per
vincere''.
L'allenatore biancoceleste per l'impegno di domani a San Siro
ha recuperato Jaap Stam e Fernando Couto. Per la trasferta
milanese e' stato convocato anche il brasiliano Cesar, ma e'
molto difficile che possa giocare. (ANSA).
YWE/KO
24-APR-04 13:33 NNNN
Documento: 20040513 06816
ZCZC0005/SXB
U SPR S0B S41 S42 NIE S91 QBKT
CALCIO: MANCINI, SPERO DI VINCERE ANCORA CON LA LAZIO / ANSA
LIPPI AMAREGGIATO: LASCIO CON UN RIMPIANTO IN PIU'
(ANSA) - TORINO, 13 MAG - Una vittoria sofferta come l'annata
della Lazio. E' logico che nel momento del trionfo il primo
pensiero di Mancini sia rivolto alle difficolta' in cui e' stata
costretta a operare la squadra: ''Abbiamo vinto dopo due anni di
grandi problemi e devo dare atto ai ragazzi di aver disputato
una grande stagione''.
La partita di questa sera rispecchia la determinazione e la
tenacia che la squadra capitolina ha dimostrato in tutto l'
anno. ''Il doppio vantaggio della Juve - prosegue Mancini - era
casuale, non ci stava proprio perche' stavamo giocando bene''. E
sulle ali della coppa conquistata, Mancini si sbilancia cosi'
sul suo futuro: ''Ho un lungo contratto con la Lazio - dice -
speriamo che le cose vadano a posto e che si possa continuare a
vincere con questo gruppo. Vincere e' bello: nella Lazio ho
vinto da giocatore e adesso ho cominciato a farlo anche da
allenatore''.
'DA AUMENTO CAPITALE DIPENDE SQUADRA FUTURA.INTER? NON RISPONDO'
(ANSA) - BOLOGNA, 24 MAG - Roberto Mancini e' ''molto
fiducioso'' per l' aumento di capitale che dovra' garantire un
futuro alla Lazio, e che determinera' poi che tipo di squadra
fare. ''Sicuramente alla fine andra' bene - ha detto Mancini
ospite di una premiazione al palazzo dello sport di Bologna - e
per l' aumento di capitale sono molto fiducioso''. Sara' quello
a dire che tipo di Lazio vedremo il prossimo anno: ''Stam e' di
certo un grandissimo giocatore - ha risposto Mancini a chi gli
chiedeva dell' olandese appena partito - ma certo dipendera'
dall' aumento di capitale il tipo di squadra che potremo
costruire. Bisogna vedere''. Ora c'e' poco da dire: ''Adesso
siamo rimasti in pochi: aspettiamo''.
Il tecnico, per ora ancora della Lazio, ha mostrato qualche
vena di seccatura sola quando le domande sono scivolate sul
calciomercato: ''L' Inter? Non rispondo e non ho mai
risposto''.(ANSA).
NO/GT
24-MAG-04 21:55 NNNN
è un falso problema, lo so. il problema vero è che la Lazio se la rischia serissimamente. ma mi andava di insultare un po'.
profezia:l'ambizione te se magnerà il core. la nebbia te farà cascare tutti i capelli.
ce l'ho, mi manca
il
micidiale giochetto pallonaro ideato da un juventin ossessionato dalla roma (nella lista - per la cronaca - è il numero 145. l'ha scoperto quel genio di gonio nel blog di jest), sta mandando a rota parecchi appassionati. me ne mancano quindici.
il 12, il 33, il 37, il 68, il 70, il 72, il 79, l'82, l'83, il 117, il 126, il 128, il 148, il 172 e il 199.
in attesa degli exit poll, do i numeri così.
(saprò sdebitarmi con gli eventuali risolutori offrendo del chinotto fresco).