logica allegria

bentornate, ragazze. ora tutti a casa.
(motivo numero 2 per cui terra di sardinia vale la pena: i murales)
sapessi com'è strano
ho visto la partita della Lazio in tv, ier sera. ed era la prima, perché le precedenti le ho saltate tutte. ho riconosciuto circa sei giocatori, gli altri erano e restano perfetti sconosciuti. il commentatore strillava: "rimessa di siviglia", "fallo di oscar lopez", "si danno il cambio i gemelli filippini". e io mi guardavo questi calciatori mai coperti, di cui non so storia, numeri.
sentivo i cori dell'olimpo, in sottofondo. alcuni nuovi. non conosco le parole, non conoscendole non so se mi piacciono, se mi piaceranno. ho intravisto il mio posto in tevere, proprio sopra quel tipo che sventola una bandiera bianca con scritta azzurra: "anni buttati".
ho riconosciuto inzaghino, anche, col suo passo devertebrato e il dente avvelenato. ed alessandro nesta, quello che fischiano forte come le signorine molto belle. per la prima volta non ho provato alcun dolore a vedere il capitano in tenuta rossonera. per la prima volta avrei preferito che le telecamere, più che il campo, inquadassero gli spalti per poter riconoscere i miei amici.
tutto questo, però, è accaduto dopo la doppietta dell'ucraino.
perché per un'ora e passa ho goduto a urlare perifrasi bizzarre come "daje goran", e "annamo emanuè".
pensavo che almeno il tifo si diluisse un po', da lontano. cazzate. se trovate su un muro di terra sardinia la scritta "antipathy for the devil", sappiate che è opera mia.
devolution killed the radio stars
riscoprendo l'apparecchio radio dopo anni di buio, registro che sui canali dell'emittenza di stato (1 e 2, il 3 non si prende) la maggioranza parla a trentamila all'ora, mangiandosi il 70% delle consonanti. risultato: mgrnz prla a 3mil lor e nn si cpsce na cipp.
questa maggioranza si esprime spesso (spss) con uno spiccato accento milanese. manca giusto l'intercalare figaculo e la sensazione di essere catapultati tra brera e viamontenapo si intensifica megaherts dopo megaherts. nulla di male, per carità. curioso soltanto che a tutto il resto del paese venga chiesto di smussare la pronuncia, perché "se sei di roma sembri verdone", " se sei di genova bruno lauzi", e via così.
anni di dizione buttati al vento. bastava essere nata a cuggiono.
registro inoltre che i giornalisti rai sono una categoria estinta. morta. stecchita. non si capisce altrimenti perché un collaboratore esterno possa intervistare capezzone o segnalare la mostra di warhol (dove? alla triennale di milano, obiouvsly) e i regolarmente assunti se ne muioano di pizzichi in saxa rubra.
per fortuna c'è la rassegna stampa di radio radicale. e c'è bordin che mentre legge i giornali si interrompe, si prende qualche secondo di silenzio, riflette, gli sfugge una erre ciancicata e tossicchia. nel silenzio della mia minicasa la voce di bordin ha un accento umano. un incedere umano. te ne siamo grati, massimo.
meno 4
l'amica sav mi chiede: enuncia 5 cose, oggetti, situazioni per cui vale la pena di abitare in terra di sardinia.
comincio con la prima. la prima si chiama piazza del carmine. è una piazza grigia e bianca, con un aspetto cordiale, spazioso. la attraverso due volte al giorno, per andare al giornale e per tornare nella mini-casa. camminarla è piacevole, giacché in terra ha grossi lastroni chiari, morbidi. piacevole soprattutto di notte, che non mette paura.
ha la sua madonna, al centro, ma è una vergine d'aspetto marinaro, con un velo in testa che assomiglia a una rete per raccogliere mitili e pescetti. tuttattorno alberi, aiuole, fontanine e un via vai di piccioni che si sdraiano come bagnanti sul prato, e si addormono, e piegano il collo d'iride che a voler poetizzare - tiè - sembrano girasoli grigi.
la bellezza di questa piazza è il vento, che quando gira a maestrale - come ieri - si insinua dalle strade circostanti, e arriva sbuffando, ma mediato dai palazzi. e quindi mai tagliente, mai eccessivo, ma piuttosto a vortice leggiadro. e lo vedi, il vento, che tira su foglie, e cicche, e fogli di giornale. e li tiene sospesi a mezzaria e li lascia atterrare con garbo sui lastroni e sulla punta della coda di un cane. il cane, che chiameremo carmine, è il padrone incontrastato della piazza. è piccolo, buffo e attacabrighe. di colore giallo, con una faccia da orso depilato. deve essere il cane di un bar che si affaccia sulla piazza stessa. spia il viai vai tra piccioni, passanti e vento. quando individua un altro quadrupede si precipita sulle strisce, aspetta il suo turno e attraversa guardando a destra e a sinistra. poi corre, e abbaia, roteando la coda a cavaturacciolo con grandissimo nervosismo.
e il vento, quasi, tira su anche carmine. ed è un vento stranissimo, privo di salmastro, vagamente zuccherino.
il mare è a un passo ma il vento sembra panna, sembra avere la consistenza dello zucchero filato. eppure, se mi lecco la pelle della mano, è salata. è un vento-pasticceria che porta suoni di navi. che tintinna tra i capelli.
tre orizzontali
mia unica visita alla spiaggia del poetto, durata 40 minuti. accanto a me che valutavo differenze tra torvajanica e sta spiaggia di sardinia, un gruppo di tre ragazzetti, con settimana enigmistica.
insetto operoso di tre lettere: bue
è bianca a washington: neve
l'insieme di gesta che rende grande un popolo: effusioni
ho applaudito.
the-quiz
dopo due giorni trascorsi in un residence modello ucciardone, alloggiata in un raffinatissimo miniappartamento di metri 2 con cucininoallinclusive alloggiato all'interno di un attrezzato armadio ikea-sveziapovera e con un odorino persistente di minestraknorr ad aleggiare tuttattorno, ecco che ho finalmente ho una casa-ponte. la casa-ponte è mia per un solo mese a partire da sabato, perché anche qui in nazione sardinia, vanno di moda i contratti brevi ma intensi. consiste di una stanza con angolo cottura, una sala da bagno e un soppalco. a darmi notizie sulle condizioni meterologiche esterne è un unico lucernaio sul tetto che affaccia direttamente sul letto.
abituata a dormire nella cripta dei cappuccini e nel buio amniotico, il lucernaio è fonte di questioni quotidiane tra me e il geco che abita con me. io tento di ridurne il luminoso senso incartando la romantica finestrina con tende, asciugamani blu scuro, e fette di cartone. il geco protesta che nella dark room non s'orienta. ed è un parlottio costante fino alle 3 o le 4 del mattino, che tanto poi alle 6 siamo entrambi svegli, io e questo cugino povero di iggy pop, baciati dai raggi rosa del giorno che nasce.
ma veniamo al sodo. ovvero al senso del gioco.
l'angolo cottura è dotato di una microscopica cucina alimentata da una bombola a gas. tale bombola decide bene di abbandonarmi dopo solo 12 ore dal mio insediamento. il geco si frega le zampette. che sarà, che non sarà, fatto sta che l'unica è rimuovere la vecchia bombola ed acquisirne una nuova di zecca. cosa che mi appresto a fare con il supporto del valido collega giacomino. via la bombola appare....
che appare?
(questo post non è frutto di fantasia)
