linea gotica

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martedì, 28 settembre 2004

logica allegria

























bentornate, ragazze. ora tutti a casa.

(motivo numero 2 per cui terra di sardinia vale la pena: i murales)



























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lunedì, 27 settembre 2004

sapessi com'è strano

ho visto la partita della Lazio in tv, ier sera. ed era la prima, perché le precedenti le ho saltate tutte. ho riconosciuto circa sei giocatori, gli altri erano e restano perfetti sconosciuti. il commentatore strillava: "rimessa di siviglia", "fallo di oscar lopez", "si danno il cambio i gemelli filippini". e io mi guardavo questi calciatori mai coperti, di cui non so storia, numeri.

sentivo i cori dell'olimpo, in sottofondo. alcuni nuovi. non conosco le parole, non conoscendole non so se mi piacciono, se mi piaceranno. ho intravisto il mio posto in tevere, proprio sopra quel tipo che sventola una bandiera bianca con scritta azzurra: "anni buttati".

ho riconosciuto inzaghino, anche, col suo passo devertebrato e il dente avvelenato. ed alessandro nesta, quello che fischiano forte come le signorine molto belle. per la prima volta non ho provato alcun dolore a vedere il capitano in tenuta rossonera. per la prima volta avrei preferito che le telecamere, più che il campo, inquadassero gli spalti per poter riconoscere i miei amici.

tutto questo, però, è accaduto dopo la doppietta dell'ucraino.

perché per un'ora e passa ho goduto a urlare perifrasi bizzarre come "daje goran", e "annamo emanuè".

pensavo che almeno il tifo si diluisse un po', da lontano. cazzate. se trovate su un muro di terra sardinia la scritta "antipathy for the devil", sappiate che è opera mia.






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venerdì, 24 settembre 2004

devolution killed the radio stars

riscoprendo l'apparecchio radio dopo anni di buio, registro che sui canali dell'emittenza di stato (1 e 2, il 3 non si prende) la maggioranza parla a trentamila all'ora, mangiandosi il 70% delle consonanti. risultato: mgrnz prla a 3mil lor e nn si cpsce na cipp.
questa maggioranza si esprime spesso (spss) con uno spiccato accento milanese. manca giusto l'intercalare figaculo e la sensazione di essere catapultati tra brera e viamontenapo si intensifica megaherts dopo megaherts. nulla di male, per carità. curioso soltanto che a tutto il resto del paese venga chiesto di smussare la pronuncia, perché "se sei di roma sembri verdone", " se sei di genova bruno lauzi", e via così.

anni di dizione buttati al vento. bastava essere nata a cuggiono.

registro inoltre che i giornalisti rai sono una categoria estinta. morta. stecchita. non si capisce altrimenti perché  un collaboratore esterno possa intervistare capezzone o segnalare la mostra di warhol (dove? alla triennale di milano, obiouvsly) e i regolarmente assunti se ne muioano di pizzichi in saxa rubra.

per fortuna c'è la rassegna stampa di radio radicale. e c'è bordin che mentre legge i giornali si interrompe, si prende qualche secondo di silenzio, riflette, gli sfugge una erre ciancicata e tossicchia. nel silenzio della mia minicasa la voce di bordin ha un accento umano. un incedere umano. te ne siamo grati, massimo.


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martedì, 21 settembre 2004

meno 4

l'amica sav mi chiede: enuncia 5 cose, oggetti, situazioni per cui vale la pena di abitare in terra di sardinia.

comincio con la prima. la prima si chiama piazza del carmine. è una piazza grigia e bianca, con un aspetto cordiale, spazioso. la attraverso due volte al giorno, per andare al giornale e per tornare nella mini-casa. camminarla è piacevole, giacché in terra ha grossi lastroni chiari, morbidi. piacevole soprattutto di notte, che non mette paura.
ha la sua madonna, al centro, ma è una vergine d'aspetto marinaro, con un velo in testa che assomiglia a una rete per raccogliere mitili e pescetti. tuttattorno alberi, aiuole, fontanine e un via vai di piccioni che si sdraiano come bagnanti sul prato, e si addormono, e piegano il collo d'iride che a voler poetizzare - tiè - sembrano girasoli grigi.

la bellezza di questa piazza è il vento, che quando gira a maestrale - come ieri - si insinua dalle strade circostanti, e arriva sbuffando, ma mediato dai palazzi. e quindi mai tagliente, mai eccessivo, ma piuttosto a vortice leggiadro. e lo vedi, il vento, che tira su foglie, e cicche, e fogli di giornale. e li tiene sospesi a mezzaria e li lascia atterrare con garbo sui lastroni e sulla punta della coda di un cane. il cane, che chiameremo carmine, è il padrone incontrastato della piazza. è piccolo, buffo e attacabrighe. di colore giallo, con una faccia da orso depilato. deve essere il cane di un bar che si affaccia sulla piazza stessa. spia il viai vai tra piccioni, passanti e vento. quando individua un altro quadrupede si precipita sulle strisce, aspetta il suo turno e attraversa guardando a destra e a sinistra. poi corre, e abbaia, roteando la coda a cavaturacciolo con grandissimo nervosismo.

e il vento, quasi, tira su anche carmine. ed è un vento stranissimo, privo di salmastro, vagamente zuccherino.

il mare è a un passo ma il vento sembra panna, sembra avere la consistenza dello zucchero filato. eppure, se mi lecco la pelle della mano, è salata. è un vento-pasticceria che porta suoni di navi. che tintinna tra i capelli.




postato da Aleph alle ore 15:42 | Permalink | commenti (21) / commenti (21) (pop-up)
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mercoledì, 15 settembre 2004

tre orizzontali

mia unica visita alla spiaggia del poetto, durata 40 minuti. accanto a me che valutavo differenze tra torvajanica e sta spiaggia di sardinia, un gruppo di tre ragazzetti, con settimana enigmistica.

insetto operoso di tre lettere: bue
è bianca a washington: neve
l'insieme di gesta che rende grande un popolo: effusioni

ho applaudito.





postato da Aleph alle ore 15:10 | Permalink | commenti (20) / commenti (20) (pop-up)
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lunedì, 13 settembre 2004

the-quiz

dopo due giorni trascorsi in un residence modello ucciardone, alloggiata in un raffinatissimo miniappartamento di metri 2 con cucininoallinclusive alloggiato all'interno di un attrezzato armadio ikea-sveziapovera e con un odorino persistente di minestraknorr ad aleggiare tuttattorno, ecco che ho finalmente ho una casa-ponte. la casa-ponte è mia per un solo mese a partire da sabato, perché anche qui in nazione sardinia, vanno di moda i contratti brevi ma intensi. consiste di una stanza con angolo cottura, una sala da bagno e un soppalco. a darmi notizie sulle condizioni meterologiche esterne è un unico lucernaio sul tetto che affaccia direttamente sul letto.

abituata a dormire nella cripta dei cappuccini e nel buio amniotico, il lucernaio è fonte di questioni quotidiane tra me e il geco che abita con me. io tento di ridurne il luminoso senso incartando la romantica finestrina con tende, asciugamani blu scuro, e fette di cartone. il geco protesta che nella dark room non s'orienta. ed è un parlottio costante fino alle 3 o le 4 del mattino, che tanto poi alle 6 siamo entrambi svegli, io e questo cugino povero di iggy pop, baciati dai raggi rosa del giorno che nasce.

ma veniamo al sodo. ovvero al senso del gioco.

l'angolo cottura è dotato di una microscopica cucina alimentata da una bombola a gas. tale bombola decide bene di abbandonarmi dopo solo 12 ore dal mio insediamento. il geco si frega le zampette. che sarà, che non sarà, fatto sta che l'unica è rimuovere la vecchia bombola ed acquisirne una nuova di zecca. cosa che mi appresto a fare con il supporto del valido collega giacomino. via la bombola appare....

che appare?

(questo post non è frutto di fantasia)

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martedì, 07 settembre 2004

le cose che danno spettacolo

per tranquillizzare mia mà sul trasferimento in nazione sarda le ho detto che mica sto andando a bagdad. poi ho ascoltato la voce della mà della pacifista rapita, e infatti non vado a bagdad. è ufficiale. core de mamma si è tranquillizzata, io pure.

ma nel mio mondo sono le cose che danno spettacolo, cantavano i bisca. cosi è. sono "file under categoria sopravviventi" quindi non riesco a produrre pensieri politici, e corretti (solo due, a loop: per favore lasciatele libere, via da là le nostre truppe. stop). così è. mi concentro sulle cose, m'aggomitolo su di me. sopravvivente. deve essere una reazione endorfinica del cervello. un fatto chimico, tra talamo e panza.

registro emozioni legate alle cose. la cosa, nella fattispecie, è una busta di caffè. tra le mille cose che mia madre avrebbe potuto regalarmi per sancire il distacco tra le nostre placente c'è questo sacchetto di caffè segafreddo intermezzo. non che io sia una tossica di caffè, tuttaltro. ne bevo uno al giorno, alla mattina, annacquatissimo, lungo come una broda. na ciofeca. uno e basta. unico rigore. ma il caffè, nella sardegna di barbagia (one nation, one station) deve essere merce di valore.

era di pasqua o natale quando raggiungevamo la nazione di sardinia, con mi mà comandante sulla plancia della tirrenia, in notti da paura. una valigia era di caffè, in mini sacchetti di iuta, acquistate da ella medisima in pantheon, centro dell'urbe, raffineria "caffè tazza d'oro". i destinatari, appeno scorto il logo del tazza d'oro, s'aprivano in sorrisi come ostriche al vapore. un figurone.

e quindi mi tengo il caffè, ah che bello u caffè. questo sacchetto che mi sa di madre, e di cose. le piccole cose che aiutano a vivere noi sopravviventi, queste cose come aloni, questi odori di casa ed abitudine, questa tenerezza scura.

"ma, nel mio mondo sono le cose che danno spettacolo. miracolo. miracolo. miracolo".

postato da Aleph alle ore 20:56 | Permalink | commenti (16) / commenti (16) (pop-up)
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domenica, 05 settembre 2004

basta un lumicino?
l'ho accese anch'io le mie candele. al decimo sms ho ceduto. per i bambini di ossezia, per i padri e le madri, per i nonni. solo che il lumicino alla finestra rende ancora più paradossale lo sgomento in un quartiere buio.

vorrei marciare, semmai. vorrei fare cose. rileggo l'intervento di un lettore del manifesto riportato dalla banda dei bocconetti, e cerco sull'elenco telefonico di verona il numero di gracco. ha ragione: è la fine della democrazia. e neppure a sinistra abbiamo tanto fegato per combattere due nemici alla volta e per dirci che l'obiettivo è altro. così ci limitiamo al simbolismo, con un senso di frustrazione che si gonfia come panna. di pari passo con l'orrore.

postato da Aleph alle ore 00:35 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
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venerdì, 03 settembre 2004

dall'alto
stavolta roma dall'aereo me la sono guardata per bene. la signorina al check-in credo l'abbia capito, e gentilissima m'ha chiesto se volevo il posto j-finestrino. dall'oblò j guardavo, mi scorrevano negli occhi le immagini che ho dovuto montare per una foto-gallery sull'ossezia, con questo nome antico e nobile, ma a me sconosciuto. mi guardavo roma, e questi stremati dell'ossezia che mi parevano tutti come quella bambina del vietnam, in fuga, col napalm sulla pelle.

e quindi non so se per misericordia o perché poi la piccola realtà privata prende il tragico sopravvento sopravvivente, ma roma mi è parsa di madreperla. miliardi di lumini di madreperla appoggiati su un canale marittimo inesistente. non ho riconosciuto sagome, non ho riconosciuto nulla dall'oblò j, e sono andata a naso come bambini col fiatone. quella è la darsena di fiumicino, quello è l'altare della patria con un lago nero davanti. e poi l'aereo è atterrato ed ha acceso due potenti fari sotto le ali e così, bello e altero e meccanico, ha preso a scorazzare per le piste di fiumicino per oltre 20 minuti.

stavamo tutti incollati alle poltroncine con la cintura di sicurezza, e le hostess carucce a ricordare che non si potevano accendere pc, sigarette e cellulari, tutti compassati, io col magone pronta a baciare l'asfalto di casa mia e coi lucciconi all'occhi, quand'ecco che uno strilla dal fondo dall'aeromobile: "a capo ma che ce stai a portà a ostia a facce du spaghi?".

sopravviventi.

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mercoledì, 01 settembre 2004

col sole negli occhi
(e gli occhi a fessura, tanto non vedo na cippa)



oggi parto. non è una vacanza. vado per lavoro. un nuovo lavoro. buono, bella cosa. c'è un contratto da firmare. un'altra vita, molte lontananze. troppe. un futuro da acchiappare, una sfida.

vado, e di mezzo c'è l'acqua, e il mare, che io amo, ma non in questa circostanza. vado in sardegna a trasferirmi. che è curioso. mia mà viene da là, e là ritorno. madre dixit: "moriremo sotto i nuraghe figlia mì, a ognuno la sua sorte, e acqua di mezzo".

vado con la nave, per rifarmi mille volte un viaggio fatto da bambina e poi, più tardi, da adulta. e dire che seppur aspirante mozzo sul mare vomito e barcollo. di roma, stanzialissima e terrigna come sono, mi manca già tutto. però vado e vi saluto. sarà un altro cielo, da domani. respiro forte. acqua di mezzo. incrocio le dita e chiudo gli occhi a fessura. andrà tutto bene. annamo. fateme er tifo. che c'ho na strizza....

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