le città senza derby
pensavo a questo, oggi. a come sono le città senza derby. se più rassicuranti, meno divertenti, senza quel brivido di sangue intestino, quel senso di appartenenza o di distacco. le città senza derby vanno allo stadio tutte assieme, hanno le medesime bandiere, forse gli stessi occhi, un cuore iocredo all'unisono. hanno un tuffo in sincrono nella pancia, un urlo che è gentile, perché rimbalza tra strade che indossano un unico colore.
pensavo alla grazia e al tedio delle città senza derby. e alle città che i derby ce li hanno, che sali i gradini e alzi gli occhi e li vedi, quegli altri. li vedi e lo stadio ruggisce, ha un suono di profondità, di bassi burrascosi, un suono come se tom waits pestasse ossa in fondo all'oceano. ha un suono di insegne di guerra, di marte e vaffanculi, di fazioni, di etnie.
pensavo alle città senza derby. pensavo: magari ci si annoia. poi mi sono ricordata che domani è un altro anniversario per paparelli, che abbiamo perso il conto e il figlio ha perso il padre. che abbiamo perso l'innocenza. che ogni volta che ci penso mi fa male una costola all'altezza dello stomaco.
così ho respirato l'aria della città senza derby. e mi è venuto un sorriso tristissimo. forse non era neanche un sorriso.
lode a smeriglio (e a majakovskij)
il presidente del mio municipio di appartenenza, in roma, da me votato (ma non sempre apprezzato) ha tirato fuori dal cilindro la vicenda della coca-cola. in pratica - per i pochi che non consultano con refresh costante repubblica.it - il prode smeriglio rifondino si è permesso di sostituire la coke con dei succhi di frutta biologici negli uffici della circoscrizione e nelle scuole del quartiere.
apriti cielo. coca-cola si è offesa tantissimo, spiegando che la scelta del minisindaco porterà nocumento ai tremila lavoratori dell'azienda. avrei molto da dire, per tranquillizzare il marchio registrato. lì a tormarancia siamo 4 gatti (anzi tre, da che io sono partita), il danno sarà quantizzabile in una bollicina appena.
non ce l'abbiamo con voi perché siete americani, sennò giuliano ferrara ci ricorda che ci avete liberati e ci provoca i sensi di colpa brutti.
(e proprio ora che mi appassionavo nella spiegazione e m'auguravo una notte tranquillina, giornale chiuso, arriva st'altra notizia: mossad coi radar in ogliastra. c'è un complotto contro di me). lode a smeriglio, tuttavia. mi stappo una fanta. che non è buona, però è tanta.
il peperone e l'ortolano
sto a invecchià. odio i supergiovani che strillano fino alle 4 del mattino. strillano ubriachi, ondeggiano, si chiamano a voce altissima con un rumore di fondo che pare un carmina burana aritmico, stonato. li odio. in cuor mio li definisco "imortaccivostra". essi bivaccano sotto le finestre della mia nuova abitazione. vederla e amarla è stato un tuttuno. ma la casa, questa casa bella che graham nash potrebbe dedicarci un our house ex abrupto, l'ho vista e amata di giorno, che c'era una luce azzurra con toni plumbei e drammatici all'orizzonte.
t'ho visto, casa. e desiderata. che t'affacci sulla città e la vegli come fosse un gattino stranito. e davanti c'è una torre magnifica, bianca, con un elefante, e subito sotto una piazzetta di pietre, e gerani, con due palme e nella terra delle palme cresce libero e selvaggio un peperone. qui sembra un borgo di principi, con le case gialle e rosa. qui è il ghetto degli ebrei, che infatti scopro che in zona c'è una via per i giudei. qui accanto ci abitava pintor. apoteosi. e finalmente casa, sei mia per un anno. e la proprietaria mi consegna le chiavi, si stappa un capichera, mi godo una notte blu e mille luci in lontananaza, la nave, c'è tutto per far finta pure di essere felice.
ma è di martedì, pioviggina pure, ed ecco che arrivano i mortaccivostra, giacché l'antico borgo castigliano oltre che a me, piace a un'altra miliardata di people. e soprattutto ai people che hanno bar e localetti. e non è come a roma. oh no. roma è la provincia dell'impero. il centro del metropolitanesimo selvaggio è sotto l'amatissima abitazione mia. non bastano l'una, le due, le tre. si ha da arrivà alle quattro, night by night, ruttando (e visto che io bevo capichera ma loro birra) pure annaffiando d'organici effluvi anche il peperone che poi di giorno la sottoscritta accarezza(va) con mano cortese.
e alle tre e 15, di una notte silentissima, freddina e infrasettimanale, m'aspettavo belli sardi incazzati, armati di pattada e doppietta a risolvere l'affaire, a scendere dalle loro abitazioni e tacitare la canizza. macchè. il resto della popolazione dorme li meglio sonni e io in finestra, supportata da un'altra anziana di par mio, col sangue in ribollita. non oso pensare a cosa accadrà in estate.
domani torno a casa. in urbe. a dormire per quattro giorni di fila.
se rubano il peperone, li denuncio.
pettinando le bambole
è un modo di dire vialemarconese (roma) che si traduce come "stai a perde tempo a giocà". ne ho perso parecchio, nella vita. appresso a varia umanità. ora mi occupo solo di titoli e la sensazione di pettinare le barbie è concentrata tra distici, occhielli e catenacci. fa meno male e a fine mese rallegra.
ogni tanto, di notte, mi sveglio di colpo. con una nostalgia malandrina. non riconosco nessun odore, manco il mio. però pian piano mi appassiono a cose che conosco appena. vorrei dire di teulada, ad esempio. capo teulada, di questi pescatori pagati con un piatto di lenticchie per togliersi dai coglioni e lasciare che il mare sia il risiko della nato. da lunedì iniziano le grandi manovre, ovvero e per esteso: "destined glory". è una specie di gioco di guerra che coinvolge 11 paesi dell'alleanza atlantica. è una specie di gioco, in realtà fanno sul serio. sfoggiano aerei, caricano le mitraglie, sputano proiettili. che non si sa mai.
capo teulada è nel sulcis. e c'è il mare, nonostante il sapore terrigno e minerario della parola sulcis. c'era il mare, anzi. ora ci sono solo le navi grosse e argentee che spaventano i pesci e impediscono alle barche di uscire. e quindi questi pescatori hanno chiesto "per favore, ci fate lavorà?". e hanno esposto bandierine di pace e bandiere più grandi con i quattro mori per dire che è la loro terra, che è il loro mare, e che se i pesci scappano non arriva lo stipendio. per sei giorni con le prue di legno e le bandierine hanno presidiato la costa. erano come gnometti al cospetto di navi-grattacielo, con oblò bui e giganti.
per sei giorni hanno fatto casino, e io il tifo. poi, è arrivato il sottosegretario alla difesa, a bordo di un motoscafo. ha promesso l'indennizzo per il fermo-pesca e tutti a casa. li capisco. davide contro golia è solo una fiaba, di bambole da pettinare non ne hanno mai avuto. né loro, né i loro figli. un piatto di lenticchie e giù le bandierine. sopra la testa sfrecciano aerei che mettono paura solo a sentirne il rombo. ho più amarezza che nostalgia, oggi.
è nata na criatura

eccoloqua il giornale per cui non dormo da tre settimane. uscito oggi. 82mila copie esaurite già alle 10 di stamane. ma è il primo giorno. la sfida comincia domani, e dopodomani e dopodomaniancora.
80 pagine. un desk durissimo. il blog mi perdoni. i miei amici pure.
massima del giorno traslata da elio: "l'ultima linea di resistenza è far bene le cose". ci si prova mentre il tempo scivola grandioso.