linea gotica

canzoni preghiere danze pallonate segni sintomi
martedì, 30 novembre 2004

partecipo allo sciopero

quantunque il mio sindacato - la fnsi - non abbia sentito la necessità di bloccare le rotative (tanto scioperano i poligrafici), sto qui in redazione ma partecipo all'astensione generale contro una manovra finanziaria inqua e pericolosa.

le mie quattro ore di lavoro scioperate le ho devolute al fondo di solidarietà nazionale.

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domenica, 28 novembre 2004

se mi scancellate, per favore

non voglio partecipare a concorsi, oscar, elenchi metafisici che poi la gente, nel virtuale, si prende più seriamente che in fila al supermarket.

questo è un blog modesto.non cavalco polemiche, ho scazzato una sola volta con un altro diarista on line e ancora me ne pento. non ho pretese politiche, musicali, non drago la rete. racconto pezzettini della mia vita e non fornisco notizie succose.

linea gotica è più un archivio che una festa di piazza.
se mi scancellate ve ne sono grata.

(che poi, magari, mi piacerebe avere la libertà di decidere se partecipare o no. uno avverte prima e chiede. così vi scancello io il commento sottostante che pubblicizza la vostra trovata. in modo tale che gli amici miei non si preoccupino oltremodo).

saluti garbati.

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domenica, 28 novembre 2004

staffilata

oggi inviata a roma a seguire un match calcistico. ho il febbrone, ma per nulla al mondo avrei potuto perdere il mio esordio come cronista sportivo. tra actigrip, bisolvon e fluimicil vagheggio di staffilate, cavalcate sulla fascia, dormite della difesa, non va, peruzzi fa il miracolo.

per una volta sono più preoccupata per me (sarò in grado di usare il lessico di piccinini?) che per la Lazio.

il caso mi sostenga.
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mercoledì, 24 novembre 2004

siamo tutti il grande amore dell'idraulico
(io soprattutto)

m'ami, e lo so. l'ho capito. t'ho dato alla testa. prima mandi in tilt il tubo di scarico dei filippi, la coppia del primo piano. e mi allaghi la cantina di roma cosicchè io ti chiami, ci si incontri. mi vieni a cercare coi tuoi modi fluviali, impossibili. e non contento fai lo stesso in terra di sardinia, ed esageri. perché sei un impulsivo. un pazzo.

scopro poche gocce nell'ingresso, appena tornata dall'urbe. gocciola, serafico, un grosso container d'acqua. è la mia riserva idrica posta su un soppalco nell'antibagno. qui s'usa così perché fidarsi è bene, ma restare a secco è peggio. nella notte il lieto tintinnio si ingrossa, ruggisce e sciaborda. e ci ritroviamo stamane. tu - idraulico - coi tuoi fili di stoppa, quel pappagallo che occhieggia dalla tuta, il solito cacciavite-fallico, e io coi capelli dritti e i piedi ammollo.

non sei umano, è ovvio. sei l'archetipo del male idraulico che m'ama. ama me, e mi tocca pagare pegno. sali sulla scala, manometti la riserva idrica compressa in un allegro contenitore azzurrino. e la riserva si spacca. e tu dici: eja, era vecchia, riferendoti un po' a me, un po' a lei. così si schiantano al suolo ben 500 litri di acqua. 500, goccia più, goccia meno.

per asciugare 500 fottuti litri d'acqua in 81 metri quadri servono tre ore e 10 minuti, quattordici strofinacci, un tappeto buttato, quattro secchi e la manodopera della padrona di casa, della cameriera della padrona di casa, dell'idraulico, dell'aiuto idraulico e della sottoscritta.

tu m'ami, amico idraulico. ma io ti odio. ci hai presente eros e thanatos? ecco, così.









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martedì, 23 novembre 2004

sono una donna non sono una santa

teorema: c'ho il blog e so sto cazzo.

svolgimento anonimo, rigorosamente. il direttore mi inoltra a una mail. un uomo di mondo ci suggerisce di far scrivere una persona. curriculum inesistente, ma tale persona c'ha il blog, anzi è una blogstar.

penso: minchia.

svolgimento: la blogstar invia un articolo di assaggio. su wikipedia com'è, come non è. a me sembra vecchio come il cucco. il tema, intendo. anche perché, pur non seguendo proprio il gossip della rete, mi tocca leggermi i giornali. dico: ancora wikipedia? aho cìè stato pure il summit a geneva.

replico: dear blogstar, robetta vecchia. e qui me potevo pure azzittà. cordiali saluti e ciccia. ma per evitare la sponda maleducatia, rilancio.

rilancio: piuttosto sono usciti i dati censis sulla fruizione della rete. leggi un po'. poco adsl in casa, molta fruizione da ufficio. non sarà che questo sapere condiviso sia robetta per pochi intimi? e noi ci crediamo bla bla? qua c'è il nome del ricercatore, vuoi intervistarlo? tanto per sapè.

silenzio: mai ricevuta risposta.

conclusioni: sto dibattito sulla nuova forma di giornalismo dei blog, non sarà più desueta dell'articolo su wiki? si può essere blogstar e basta, si può essere mediocri giornalisti con blog mediocri, si puà essere meravigliosicronisti senza blog. si può essere meravigliosi e basta. c'è che le categorie sono tali. generiche, naftaliniche. a ognuno il suo, con leggiadria. e suvvia uno svolazzo. prendi me: non sono niente, niente medaglie e due case. e un biglietto in tasca. e un gatto con la colite che miagola di bruttissimo. poi dice che a uno ci viene la tristessa saggia. ambè.

fra poche ore ritono a cagliari.

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lunedì, 22 novembre 2004

sotto etere

ma la vera bellezza dell'urbe, dove mi trovo per una gita velociter, la vera - ben oltre questo cielo madrepora piovigginino su circo massimo e certi rosa a sprazzo nella caciara del traffico del lungotevere - sono le radio dette sportive. che di sportivo nulla possiedono. che prendono a pizze l'agone calcistica e sputacchiano rudi sulla retorica decoubertiana, com'è giusto in finale. tifo puro, rodimentoso, de fegato e cattiveria e analisi raffazzonate, intestine, guerrigliere. l'acre del derby nostro, poraccio, fangoso e teverino, alla facciaccia brutta del dottò galliani.

l'orario della stracittadina pv, 6 gennaio 2005 tra befane e carbonfossile, è tema sentito. uolter veltroni, il sindaco, propende per le 15.30, come prefetto e arcivescovo (per via della santa messa). al contrario i vertici di sky-legacalcio, rappresentati dallo zio fester, dicono che sarebbe triste e financo imbarazzante. che se non ci massacriamo per benino tra fazioni, complice by night, che gusto c'è per l'ordine pubblico?

il mio anchorman preferito, sponda Lazio, erGuidone, non ha dubbi. dice a chiare note: "la partita è a casa nostra. che volete taccivostra?". erguidone va descritto. un romantico, oversize.

ha la sigla one degli u2 quando vinciamo, sennò underpressure di bowie-mercury per quando stiamo sotto botta (spesso, ultimamente), alternata a uno spot di un film - the fan - che recita "aspetto il mio sogno con ansia ed emozione, poi applaudo e mi sbraccio .. sono un fan che del calcio conosce ogni finezza, io giocavo capite e sarei ancora all'altezza.... dice oggi l'atleta io gioco per me ci sto male a sentirlo e mi chiedo il perché....", et alia.

erguidone, ex ultras, pur di non commentare la sberla al sant'elia, oggi ha riflettuto con grande pathos sulla vicenda albano e signora. per un attimo ha zittito le amiche aziende e ha trasmesso il 45 giri d'epoca di "nel sole" del cantante carrisi "di anni 61 ma che pare un rigazzino triste". ce l'aveva con quella zoccola della seconda moglie di al, mezzanuda in tv, ma non l'ha detto. l'ha fatto intuire con classe.

per ribadire ha invitato telefonicamente il nostro cantore dell'inno, il grande aldo d. che stava cucinando i ravioli con la salvia (tutto vero, tutto in diretta). aldo d., profeta dell'inno "so già 2 ore", detto "lo gnomo coi zoccoli" dalla schiatta romista e avvezzo al parterre sanremese in quanto leadvocalist della schola cantorum, ha glissato su bano ma ha aspramente criticato il nostro tecnico mimmo caso: "je voglio bene - dixit - ma nun è allenatore de serie a". molti editorialisti in studio con erguidone hanno replicato: "pensa se je voleva male". ed è ripartita forte e potente "e nel sole voleròòòòòòòò da te, amore amore amore corri incontro a me e la notteeeee, e la notteeeee, e la notteeeee non tornerà mai più".

mi guardo la radio come se fosse la tv. ipnotizzata. nel sole. proprio oggi che piove.

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venerdì, 19 novembre 2004

nel mio piccino

tutti i giornali oggi hanno un corsivo o un commento su fini. anche noi del giornale di sardegna, simpaticamente chiamati "free press al pecorino" da quei burloni dei colleghi del gruppo espresso. che quando si tratta di difendere la caciotta collettiva (e a pensar male viene in mente che lo stesso gruppo edita un quotidiano sull'isola) svestono i panni di raffinati pensatori e reportagisti di stazza, e indossano quelli di militanti per la causa.

è la stampa, baby. a loro sono dedicate le mie prime 50 righe come editorialista al camembert. il pezzo si intitola di "ricotta in ricotta". spero di cuore sia all'altezza del pascolo.

Il ruolo di secondo della classe gli è sempre stato stretto. E si vede. Dal fisico del ruolo ai modi algidi, esatto contraltare dell'altro, il Cavaliere. Quello in bandana in compagnia del cantante Apicella, tra lifting e Costa Smeralda. Lui serissimo, invece, al limite della contrizione. Come quel giorno al cinema. Siamo nel 1968: Gianfranco Fini ha 16 anni e una gran passione per il cowboy John Wayne. In sala si proietta «Berretti verdi» ma  l'ingresso è sbarrato da un gruppo di giovani di estrema sinistra che contesta l'America. Scatta la reazione. Fini sceglie il Fuan. È destra che saluta romanamente e indossa camicie nere. Gianfranco da Bologna scala i vertici in fretta, tanto da diventare delfino di Almirante. Giovanotto prodigio tra le sabbie mobili del Movimento sociale, a far di conto tra propensioni muscolari e littori in salotto, stragi scurissime e ombre mnemoniche altrettanto truci.

Ma ha ambizioni, Fini. Oggi più di ieri, costretto a tener la coda al superego monarca di Berlusconi. La Farnesina è, così, l'unico viatico consentito per by-passare Silvio re. Questo Fini lo ha capito in fretta. La legittimazione per  trasformare il partito in un avamposto forte della destra europea  (con lui leader, ovvio) passa dai rapporti internazionali, dalla legittimazione ufficiale di America ed Europa, e più oltre se serve. Per raggiungere l'obiettivo, Fini non ha esitato a ribaltare gli equilibri all'interno di An e ad autoinvestirsi ministro in pectore già da tempo. Prima ancora che gli strappi con Sua Presidenza da Arcore  gli facessero abbandonare pranzi a metà, con porte sbattute per dessert. Target chiaro e fini (sic) tessiture alla Richelieu. No ai tagli delle tasse e, guarda caso, si accelera l'investitura. Berlusconi si frega le mani pensando a un ingombro in meno e scorda che la politica è ipermetrope.

Al contrario, e nonostante gli occhiali, il duro Gianfranco ci vede benissimo. E guarda oltre, pronto a indossare kippah a Gerusalemme o a insistere sulle radici giudaico-cristiane della Costituzione europea. Passo da statista, anche se la base macina malumori. Lui non se ne cura, abituato com'è  a cambiar nomi al partito, a trasformare il giudizio su Mussolini, a consegnare il ventennio (e soprattutto sé stesso) al giudizio della storia. Aveva bisogno di spazio Gianfranco. E se l'è preso: un parterre de roi organizzato con piglio post-anti fascista, tanto per rendere più facile l'accettazione da parte delle diplomazie democratiche - quelle che contano - le stesse che negarono il saluto a Tatarella. Con la sua feluca da neocon del terzo millennio - niente memoria, please, e globalismo cinico - Fini è pronto per giocare la partita vera. Lontano dalle beghe del partito e dal circo Barnum della Cdl. Palazzo Chigi alla prossima  puntata.





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mercoledì, 17 novembre 2004

case





















 

 































 

 

ora, in perfetto stile schizoide ed economicamente improponibile (lavoro, in pratica, per pagare le mie abitazioni), ho due case. questo vedevo e vedo dalle finestre di ambedue. mi sto affezionando alla seconda, che è azzurrissima e bianca, e ho nostalgia della prima.

uno scollamento nel cuore. tanto che ho chiamato casa, la prima. roma. ho chiamato e mi hanno passato il gatto annarella. lei ha riconosciuto la mia voce e ha cominciato a fare le fusa. ha leccato il telefono, mi dicono.

le pugnalate sono così. arrivano all'improvviso. non ti esce neppure una goccia di sangue. ti rimane un vuoto pneumatico tra la gola e il sacchetto che contiene le lacrime. nei pressi dell'occhio.
























































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lunedì, 15 novembre 2004

boicotta lo zecchino
(mozione d'ordine all'assemblea plenaria dei sopravvissuti al valzer del moscerino)

compagni, il momento è difficile. ma come è risaputo, le asperità ci compattano e ci fortificano. la decisione della tv di stato, serva catodica del padrone di tutto, di pre-pensionare topo gigio è atto vile, ma politico. il sorcio viene infatti sostituito da altro roditore, tal stilton, metà detective e metà giornalista (una specie alla calabrese, per intenderci).

l'obiettivo è chiaro: cancellare la memoria dei quarantaquattro gatti e darci a bere che il gatto bianco è meglio di quello nero. ma soprattutto, compagni, abolire l'unica canzone simbolo della rivoluzione novembrina: popoff. un inno alla coscienza civile e alla steppa sconfinata. la nostra stalingrado bambina. il primo germe al plasmon della rivolta.

noi non ci stiamo. dopo aver privato mago zurlì delle calze sbrilluccicanti, il coro della maestra e cristina avena dell'indicibile, spediscono nella naftalina anche la pantecana gigia.

seguiranno azioni ritorsive.

(stilton, indagace sta cippa)












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lunedì, 08 novembre 2004

a me non mi rappresenti (2)

parlo di rutelli.
una sola domanda, onorevole. lei crede che bush abbia vinto le elezioni in america perché abbia aperto al centro?  a me sembra che george dabbliu abbia espresso tutto il retrivo dei conservatori. su tutti i temi. e senza alcuna concessione ai moderati.

ma può essere che in codesto paese l'unico sport delle "opposizioni" sia l'oscillamento da terremoto tra il furto al supermarket e l'apertura ai leghisti?

resto basita e nervosa.









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