comunque qui c'è un refolo
seppure impercettibile, c'è. ed è una nottata di soddisfazioni anche perché attraverso un bizzarro stratagemma tengo due pc e una connessione che va e viene. quindi scrivo veloce, che magari mi scollego sul più bello. tipo prima. prima monto due mini casse al pc 1, mini, ma in finale qui è tutto piuttosto piccolo ma con volte antiche che rimbombano pure le fusa di isolina. e d'improvviso tutta la casa s'imbeve del nuovo disco di brian de la salle eno, un disco che un amico mi ha imprestato, e non ha una copertina. mi chiedo: ma chi ci suona quassù? e cerco su google.
questi nostri anni sono incredibili. su google ci sono tonnellate di pareri e inteviste e miliardi di recensioni. tutto il mondo sapeva del disco, tranne io. su un sito c'è perfino una mappa con i voti delle varie testate intergalattiche, poi fanno la media e ciò che viene fuori, quel 5,3, è il tuo gusto sul nuovo disco del dottore de la salle baptiste. la meraviglia della democrazia indotta, tutti che sanno tutto e quindi non sanno na cippa, senza un minimo di gusto, senza un alito di storia. vivere il presente, la forsennata consequenzialità delle news, l'informazione a scandire i metabolismi interni. mi immagino un flusso nelle arterie, dalle parti dei piedi, mentre la testa clicca sull'altro link e il corpo si scolla.
comunque qui c'è un refolo, indotto da bonebomb, ultimo brano del nuovo disco. pezzo sentito mille volte, vero, nel geografico nuovo disco di brian il pelato, un disco pianeggiante, di radenti certezze, il disco deja vu, tanto per ribadire che - minchia - stiamo ancora qui. ardua la vita del critico attuale. ma che scrivete che non abbiano già scritto tutti a portata di gugle? per giunta gratis? (e quindi c'hanno ragione i direttori a non pagare?)
tipo che noi, vergognosi, andavamo a smucinare nelle vaschette delle mejo discoteche pur di ricostruire la discografia dei preferiti, e giù a ritagliare arcane e aggiornarle con la matita.. ma insomma c'è un refolo che dice: sappiamo tutto, c'è tutto su gugle. ma eppure la memoria è un'altra cosa. la memoria dei dischi, ad esempio, la sequenza dei brani, il ricordo delle copertine, il ricordo dell'emozione e delle note. la memoria ha due gambette sbilenche. cammina per conto suo, non sta da nessuna da parte. e un refolo gli alza la gonna.
embè, quale sarebbe il disco vostro attualmente preferito? e c'è una questione di refoli mnemonici di mezzo?
i giganti bevuti e altre bizzarrie
cercherò di farla più breve possibile. ma questa è una delle più intriganti storie giornalistiche mai capitate alla sottoscritta in tantanni d'onorata carriera. proverò ad aggiornarla con frequenza perché qua ogni giorno è un colpo di scena.
marzo 1974, località monti prama, sinis, comume di cabras, provincia di oristano. il contadino sissinio poddi sta arando. sotto la lama gli finisce una testa di pietra gigantesca. "una cosa ciclopica che quasi mi ruppe l'aratro, un arciere grande". chiede aiuto, arrivano i rinforzi
marzo '74: uno e due, tra le massime autorità dell'archeologia sarda, si precipitano. è sera e piove. nel fango trovano "attaccata al braccio la testa di un pugilatore".
1979: iniziano gli scavi, tra gli altri c'è lui, il signor t. (guardare l'immagine della copertina del libro dell'88. è uno dei giganti)
silenzio, fino al 21 giugno 2005, articolo del giornale di sardegna.
il ritrovamento. si tratta di 30 statue alte 2 metri all'incirca, di 2700 anni fa all'incirca. guerrieri, lottatori, pugilatori, a guardia di un sepolcro forse.sono statue ridotte in frantumi. hanno occhi come dischi solari, bocca inesistente (il silenzio è d'oro, d'altra parte), acconciature con treccia celtica, abito di foggia orientale, con scollo a v. sono enormi, armati. solo il piede è taglia 52
il viaggio a ritroso. si scopre che nel 2003, in maniera rocambolesca e quasi privata, le statue dei giganti vengono condotte dai polverosi magazzini del museo di cagliari in un centro di restauro (li punti), a sassari
in questi lunghi anni di silenzio - 31 per l'esatezza - pare siano stae pubblicati svariati documenti accademici, non tradotti per i comuni mortali.
scavando nelle carte, che pare gli scavi a monti prama siano stati ben più lievi e si attestino solo sugli 80 centimetri, si scopre che il tema sia financo arrivato in consiglio regionale, è il 4 dicembre del 2003. i capigruppo chiedono alla giunta di allora un piano economico per il recupero. non se ne farà nulla.
il signor n. a capo dello staff di sassari che sta restaurando i giganti, denuncia al nostro quotidiano lo sparimento di uno scarabeo che era nel blocco dei reperti. il 23 giugno il giornale di sardegna lo "trova": è sotto tutela di t.
guerra tra sovrintendenze? dimenticanze? queste statue dopo 31 anni sono a pezzi, l'attuale giunta ha stanziato un milione dii euro per rimetterle a posto.
i pochi esperti che parlano dicono si tratti di uno dei più grandi ritrovamenti dell'intero mediterraneo, una roba che riscrive la storia archeologica, una cosa simile ai bronzi di riace. sembra inoltre che qui in island tutti sapessero ma che fosse preferibile lasciare le statue a prender polvere nelle casse.
31 anni di silenzio.
perché? chi ha paura dei giganti del sinis? chi ha deciso di privarci di tutto questo? chi ha scelto che la sardegna non meriti di poter fruire della propria storia?
(segue)
afa romanica
roma è così. io me la ritrovo sotto la finestra e pure mi infastidisce all'inizio. con questo tempo tropicale, co sto casino de traffico, co ste vocali arrotate, ste esse trasformate in zeta. le borzette, ad esempio. vado al mercatino e, ovvio, trovo la scritta da fine impero, l'esegesi della decadenza del ponentino e del maritozzo. la scritta: donna capate le borzette etniche, ovvero una specie di rettangolino con perle e tracolla macramè. borzette etniche, come le mie sotto gli occhi.
ma poi ci si abitua facile. ci si riabitua, intendo. agli umori, agli amori, alle puzze, agli odori. quel misto di fritturina e bitume, quell'occhio plumbeo, di petrolio sui nostri pensieri, quella cappa di arancioni e polpettoni materni, l'umido degli androni e villa ada. ci si riabitua al bianco nucleare della colombo, al mal di testa perenne, al volgare e al maestoso che convivono come se nulla fosse, anzi di più: come se non potesse andare altrimenti. città schizzata, lode dicotomica. prendi l'eur. l'euere, come si dice a sud. l'euere travertina e metafisica che me mette na tristezza: il gelato di giolitti e il palazzo coi buchi, certe voragini tra petto e ombelico, quel buio di prato, quel nero oltre la cupola mammaria del palasport.
così accendo la radio di una macchina non mia in una città che m'appartiene de striscio, più per retorica che per costrutto, e la radio - quella radio di merda che era la mia radio - manco mi fa più male. manco la riconosco, non ne riconosco voci e cadenze, né suoni. solo il nome sul display. e c'è una tipa che parla, e dice zero, una sequenza di banalità sempre uguali con vocetta caruccia.
dice, tipo, e abbiamo ascoltato heart of glass di blondie (ma in che anno siamo?) un bel tuffo nel passato e guarda un po' sono le ore x ancora buonasera passiamo alla prossima canzone che vi terrà compagnia. e fuori c'è un euere di ghiaccio, io pure sono un fiordifragola col cuore di panna, la tipa non so sia triste o svogliata, pare la voce del supermarket: la signora filini, prego, alla cassa due. e quindi penso. penso: ma è possibile che la radio sia l'unico mezzo non aggiornato al presente? che insomma sia legittimo che questa me parli a me co sta voce senza dire nulla, sciorinando il rituale del siete sintonizzati, ascoltiamo di quà, vi tengo compagnia, il disco usciva nel '439 ac. no che non mi tieni compagnia co sta voce che un po' ride. e perché ride? eh eh - dice - ora abbiamo un bel collegamento. eh eh. e si collega con uno da un locale. e il tipo dal locale: buonasera eh eh grazie per il collegamento sono in compagnia di pinco pallo che davvero ringrazio, eh eh, enfatti pinco stava per suonare ma è voluto intervenire ai nostri microfoni. e lei: eh eh ma grazie, sei carinissimo, buonasera a te.
buonasera a voi, quindi. che un tuono dechirichiano mi spezzi il fiato e i ricci. che io plani definitivamente sul laghetto dell'euere. plani e anneghi nell'arsurosa estate romana di musica e fotografia. e il pinco pallo, eh eh, grazie a voi, stasera faremo un esperimento e sono io che ringrazio voi. l'esperimento che farò è dedicato per mezzora alle canzoni di nick drake - attenzione sta per tremare l'euere- un artista misconosciuto ma lodevole. eh eh eh.
il misconosciuto pincopallo, anzi l'assolutamente e giustamente sconosciuto pinco pallo, dice così. dice dell'esperimento, eh eh. che se uno non conosce drake, perché dovrebbe conoscere a te, sostengo a voce alta, e pure a quest'altri della famiglia sorrisini eh eh. il lodevole drake. il vecchio nick. fatto sta che v'ho ascoltato per mezzora e non ho imparato nulla. né una canzone nuova, né sapere come vi sentite nella cappa dei 27 gradi, percentuale d'umidità 75% e una pink moon malandrina e tagliente, come un'unghia di gatto. sono un solero algida che si scioglie.
non ho casa, non ho un posto dove andare. eh eh. domani mi riappoggio sul bracciolo dell'aereo. decollerò sull'euere. se mi prende la nostalgia chiedero all'hostess novocaina ad effetto rilasciante. c'era pure una canzone mi pare. novocaine for the soul, eels. un bel tuffo nel passato. eh eh.
roma, dove sei? arrivederci roma.
gli occhiali di clementina


è dal giorno della liberazione che ci penso: dove sono finiti i tuoi occhiali clementina? i rapitori te li hanno sequestrati? spintonandoti chissà dove le lenti son finite a terra e - orrore - si sono infrante sul selciato di kabul?
particolare ininfluente, convengo. ma non per tutti. che io lo so, lo sento: molti della congrega "talpa forza 5" avranno pensato la stessa cosa. e in particolare io, provata da un filmetto della serie "tutto può accadere all'ultimo minuto". nel suddetto un omino cecato veniva vessato da una moglie, grandissima rompicojoni. lui aveva un unico desiderio: potersi leggere in pace un paio di tonnellate di libri. e invece quella a inveì, a brigà, come anche i colleghi odiosi che per via della montatura costelliana giù a prenderlo in giro, a sfotterlo. finché un giorno lui si trova in una poderosa biblioteca, sfoglia i libri, legge tutto, se ne sta bello e felice nel suo mondo. all'esterno, intanto, casca una bomba h (ma potrebbe pure essere un terremoto) e il pianeta - opplà - si ritrova per quello che è: una montagna di polvere. resta intatta solo la biblioteca e il nostro è l'unico sopravvissuto.
panico? vuoto? orrore? macché. l'omino è una pasqua. finalmente portà tuffarsi tra le amate pagine senza il corollario degli scassapalle. ma attenzione:, non è finita. una scossa ancora e gli occhiali cadono in terra, direttamente dal naso del nostro. nella ricerca l'omino li calpesta e li rompe in mille pezzi.
ultimo flash: il cecato che piange tra un miliardo di tomi.
altro che cecità di saramago, altro che metafora. una tragedia. anzi, la tragedia.
rassicuraci clementina. dillo che per scelta sei passata alle lenti a contatto.
dillo, diccelo che l'omino cecato che brancola in noi ha almeno un pince nez di riserva.
(bentornata).
al 75%
esercito il mio rodimento (che è indubbio: mi rode). quindi ieri stavo in zona fontana di trevi a fare cose ben più serie ma d'un tratto inciampo in un negozietto. di quelli che ti mettono la foto sulla t-shirt o ti fanno la scritta che ti pare in 5 minuti. preso al volo.
per 5 iuros (oramai la mia finanza è più creativa di quella di siniscalco) mi sono fatta confezionare una graziosa magliettina bianca che sul frontespizio recita composta: "ALMENO IO HO VOTATO".
son salita sull'autobus e il 75% degli occupanti ha abbassato lo sguardo. o così a me è parso.
stamane ho ripreso l'esperimento al supermercato e il 75% dei clienti si è finta molto interessata alla composizione degli acetelli saclà.
so soddisfazioni. piccole ma significative.
5 iuros, e il rodimento si trasforma in una curiosa forma di orgoglio acido.
dico che se noialtri del 25% sfoggiassimo compatti le nostre magliettine in giro per le città, magari c'è il rischio che qualcuno possa imitarci dalle parti della corte costituzionale.
che dite?
i panzaroli e gli astensionauti
gli sconfitti veri
1) o della democrazia alle ortiche. l'istituto del referendum non piace all'italietta nostra, paese più propenso alla delega che alla pratica della democrazia diretta.son dieci anni che ogni tentativo referendario si trasforma in un flop. c'entra la poca informazione, certo. meno la difficoltà dei temi trattati. in sardegna si chiedeva di abrogare la legge sui rifiuti pericolosi. niente etica, niente morale, nessun coinvolgimente vaticano e zero stato laico. o sì o no. eppure anche questo è andato in cavalleria. a monte ci dovremmo chiedere perché tanto disinteresse sulla gestione della cosa pubblica da parte degli italici. c'è che siamo gente più de panza che di sostanza. più populisti che popolo in sé. il che comporta una seria riflessione, e da subito, sulle elezioni politiche. e su in che modo il centrosinistra possa e debba proporsi. in questo ha ragione mauro: se la chiesa, come dice ruini, "non fa più leva su un soggetto politico di riferimento, ma sui contenuti", tocca adeguarsi. la cdl ha esaurito il miracolismo delle tre carte. l'unione dovrà lavorare molto sui contenuti. e se necessario sugli intestini, sull'immaginario addominale. anche a costo di strappi numerici o di risoluzioni interne estreme.
gli sconfitti quasi 2) o del dazio del soglio di pietro. vado controcorrente. la chiesa - da questa storia - non esce affatto rafforzata. affatto. ruini e ratzinger hanno messo sul piatto l'ultimo bonus a disposizione. ovvero l'onda emotiva del post-karol e il dazio da senso di colpa della costituzione europea. una chiesa che preme sulle coscienze incerte con tale veemenza, brandendo ipotesi di scomunica, riaffiora debole, fragile, in affanno. con poco respiro. spot finiti, assi nella manica sbattuti sul tavolo con una certa irriguardosa accidia. anche la santa sede dovrà rimettersi a lavorare nel proprio campo d'azione, e su quei contenuti di cui parla ruini. altrimenti rischia di impantanarsi nel gioco fuori casa, più semplice da gestire laddove si agitino le panze, più complesso se in ballo ci sono anime. non pervenuti il magma astensionauta
3) sebben che siamo donne. il movimento delle donne va (ri)fondato. è mancata la coscienza di massa - al femminile - che tanto ha pesato sulla 194 e sulla trasformazione del reato dello stupro. il movimento delle donne era un pensiero gigantesco, trasversale, una percezione d'appartenenza. ci siamo fatte tutte una bella dormita. tutte. uscire dal coma: ci siamo sottovalutate, altro che quote rosa. ma ora da dove si ricomincia? quale altro strappo (l'aborto, o forse ill reato di lesa paternità) siamo disposte a subire? a sto punto una bella revisione anche del diritto di famiglia non farebbe una piega.
4) bolle che ti ribolle. sono i centristi ad aver trionfato? non credo. mi sembra piuttosto un curioso amalgama questo degli astensionauti. tra neoprimordiali terrorizzati dalla scienza, post-tech e post-con, europeisti colpevolizzati, bio fracichi, luddisti, maggioranza panzarola. attenzione: nel mondo si aggirano anche jet e locomotive, strumenti del diavolo modernista. astenetevi dal salirci su, così magari trovo più facilmente posto sull'areo, lato finestrino, che mi piace tanto.
altri 230 iuros.
andata e ritorno, cagliari-roma-cagliari. parto domenica, arrivo lunedì e vado a votare.
lo faccio perché ho conosciuto il dolore e la sofferenza, l'umiliazione di chi in italia si è sottoposto a fecondazione assistita.
lo faccio perché credo nella scienza, e non mi fa paura. perché mio padre è morto di parkinson e magari nel futuro ci sarà una cura.
non temo i desideri assolutizzati, gli embrioni come pasta brisè, bambini biotech, le mani dei medici sulla donne. prima voglio provare a modificare questa legge che è uno schiaffo e un'umiliazione, poi si ragiona.
l'etica è anche una questione privata, ma ai principi preferisco la prassi.
quindi esercito il mio diritto. metto sul piatto 230 iuros e il mio senso civico. mi sarei voluta comprare l'ipod, sarà per il prossimo mese.
la democrazia ha un costo. lieta di pagarlo.
al papa
(e noi je dimo, e noi je famo)

e se lo dice il maestro delle prugne, ti puoi fidare.
grazie a loro che mi fanno mettere le foto grandissime.
un saluto ai compagni wu ming
visto che loro così gentili mi linkano, ricambio raccontando la vera storia dell'attentato ai luther blissett in una notte romana.
ando così. all'epoca la sottoscritta era direttore di una radio capitolina dal grande passato e dal nome bello. i luthers presso tale emittente si erano ritagliati (tra le mie grandi perplessità) uno spazio notturno detto radio blissett. tra le loro prime iniziative ci fu un attacco psichico alle 3 del mattino all'anagrafe dell'urbe. in circa un centinaio, ascoltatori pazzi inclusi, circondarono lo stabile tenendosi per mano. l'attacco durò tre/quattro minuti. fu simbolico, ovvio, a dispetto dell'identità dei documenti e a sostegno della non identità multipla.
finché quella notte. meno male che c'ero anch'io, quella notte, a vigilare. i luthers decisero di fare una festa su un autobus pagando un solo biglietto nonostante fossero una cinquantina. 1 biglietto visto che erano tutti la stessa creatura, il blissett appunto. prima dovettero (e dovetti, via cellulare) convincere l'autista che non sarebbe accaduto nulla di male, che un party su un tram se po fa che diamine, che avrebbero occupato il mezzo pubblico per poche fermate: dal capolinea del verano fino a corso trieste o poco più in là.
e andò bene. si erano portati dei ghetto blaster, il crodino e i pop corn e tutti a festeggià. la cronaca veniva ritrasmessa in fm tra frizzi e lazzi. l'incidente occorse dopo. per ritornare al verano, i luthers presero un altro autobus dove però ci stava un bigliettaio, oltre all'autista. il primo scazzo fu relativo al solito, unico biglietto da vidimare. il bigliettaio retrogrado non ne volle sentire, s'encazzò parecchio (e intanto lo scazzo andava in diretta ), sta storia del blissett multiplo non gli risultava. presto detto: l'autista chiuse tutte le uscite e via, filato verso il commissariato di zona, mentre l'autista s'era impazzito e comunicava al 113 che l'autobus era stato occupato da un gruppo d'autonomi. automomi de che? non si seppe mai.
il commissariato schierò all'esterno le sue forze migliori, erano circa le due di una notte plumbea, se la memoria nun m'enganna. l'autista inchiodò con il carico dei luthers ben sigillato all'interno (che in gergo si chiama sequestro di persona, ma faremo finta di no) davanti al suddetto centro ps. "chi siete?" domandò un agente. "siamo i blissett", risposero. "documenti", aggiunse. e i blissett - memori dell'attacco psichico alla'anagrafe - dissero: "niente documenti". qui, proprio in questo punto, qui si verifica il panico. via cellulare i luthers raccontavano la deportazione ritrasmessa nell'etere. e a un certo punto si sentirono degli strilli, delle urla, un aiuto e bum (bum) un colpo di pistola. poi più nulla. cadde la comunicazione.
il momento del bum fu il peggiore della mia vita radiofonica e anche un po' della mia vita in toto, perché l'aria di tragodia c'era tutta. e in un secondo pensi al fuoco amico e ad altre simpatiche circostanze similari. e quindi io pensai che puta caso se era morto 1 blisset - per comparazione col biglietto - erano morti tutti e 50 e mi venne da bestemmiare e da vomitare all'unisono.
il colpo in aria era stato sparato - poi ci dissero - per avvertimento contro gli autonomi (aridaje). ci fu pure un processo in cui fummo tutti identificati con nome e cognome, altro che anagrafe psichica. festeggiammo il lieto fine in radio, lontano dagli autobus. e ballammo tutti assieme quella, quella che io amo, quella che cantavano i clash: police on my back.