l'elefante e le formiche
non me lo spiego. anzi, forse sì e laddove approccio una spiegazione mi cresce il mal di fegato. quindi fingo di non spiegarmelo e dico ciò che mi piacerebbe. mi piacerebbe che le teste, le penne di un'area che ieri si chiamava libertaria e di sinistra finissero di prestarsi al gioco di questo signore, di riempirgli le pagine. cos'è? senso di inferiorità, snobberia au contraire, prospettive di visibilità? la solita aspirazione al trendismo con dose acclusa di tafazzismo?
riempirgli le pagine vuole dire pure legittamare un dibattito con una intellighenzia di destra che ndo stava? ndo sta?
la stessa che, siccome s'attaccava agli elfi di tolkien pur di dire "ecchice", ora rilegge in chiave conservativa buonanima di gaber (qualcuno era comunista, qualcuno si starà rigirando nella tomba) e perchéno visto che ci siamo anche il faber, pasolini, avanti il prossimo. tanto nel tritacarne della smemoratezza terzo millenaria val bene il voltafaccia, la giravolta, il salto carpiato privo di sensi di colpa.
riempire le pagine a questo signore che, a differenza delle penne che si prestano, del dibattito non sa cosa farsene. perculeggia, gigioneggia semmai, attacca, manda affanculo e strilla. l'ultimo, oltre pera e la candidata a sempiterna senatur, che insiste sul conflitto di civiltà tra noi e gli islamici. quello che ha condotto il referendum sulla fecondazione come un'altra battaglia di civiltà e che usa ogni perplessità dei tafazziani di sinistra per appuntarsi medaglie. perché noi, dai tempi del cineforum, al dibattito e al contradditorio siamo mestamente abituati. ci ha rovinati l'autocoscienza, a noi, il dubbio democratico, il tarlo di non essere nel giusto (ma ti pare che sficati come siamo potremmo mai essere nel giusto?), la pruderie della parte sbagliata nella tavola brechtiana.
ora a me me rimbalzano la letterina di ferretti, le facezie dei voltagabbani, le dieci righe dei soliti noti, ma non accetto di farmi dare della idiota, dell'ipocrita, con chiosa finale "e non ho altro da aggiungere", da uno che scrive che l'iraq non c'entra nulla col terrorismo. signore, ma lei nel '90 c'era o dormiva? quando bush padre parlava di "sicurezza globale", di "controllo mondiale" e accendeva il cerino sotto il covone intriso di petrolio, c'era o ci faceva?
e nello stesso giornale leggo reportage, critiche, commenti, elzeviri e quanto altro di gente che nel '90 c'era, eccome, ma s'adegua, silenziata. manco una parola su fazio, per carità, ma coltissime riflessioni sul fatto che 750 anni fa erano già stati individuati gli osamabinladen(s).
non mi piacerebbe un min.cul.pop. d'acciaio cirillico. solo un po' d'orgoglio e "il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita".
tentativi di salvataggio
caro blog mortaccino, di scrivere per me (per te) non se ne parla. non ci ho tempo manco per fare la spesa e comprare le olive taggiasche nella top ten delle mie preferenze. quindi ti ravvivo con i miei modesti articoletti, il che mi torna pure utile visto che me li perdo sul desktop che è una bellezza. dopo ci metto una cosetta su mubarak.
questo è per eddie
Feroce era. Come una bestia braccata e selvaggia, come il cuore quando batte e ribatte alle prese con le proprie guerre personali. Feroce e mai rassicurante Eddie Bunker, che se n'è andato in un giorno di luglio, a 82 anni, dopo un'esistenza a limite. Pagine feroci nate in un riformatorio, quando era bambino, e poi da adulto in carcere. Niente fiction, tutta roba vera quella scritta da mister Bunker, nato il 31 dicembre del '33 a Los Angeles, proprio mentre un terremoto spaccava in due la California e l'America in bianco e nero. Lui, figlio di una ballerina di fila e di un attrezzista, non poteva che trasformarsi in un ibrido pur di campare. Una specie mostruosa e terribile quanto la creatura partorita dall' animalista narrata da Charles Bukowski che, dopo aver fatto sesso con tutti gli ospiti del suo privato zoo, partorisce una tigre-serpente. In quell'istante “la città degli angeli” viene sbriciolata da una bomba H.
In quell'istante vede la luce anche Edward Bunker: tossico, livido, attaccabrighe, rapinatore, truffaldino e per di più capace di scrivere graffiando l'anima. Con uno stile di gesso spezzato, tra citazioni imprevedibili - un Marcuse, un Musil - e un cinismo più gelido, tagliente di Ellroy, più buio e pastoso di Elmore Leonard.
Pezzi di vita sbattuti come frattaglie sul tavolo del macellaio. Prendere o lasciare il pathos al neon, irreversibile, di Cane mangia cane, Animal Factory e, soprattutto, Come una bestia feroce, summa del Bunker pensiero dove vale la legge del più forte, ovvero della sopravvivenza con ogni mezzo necessario. Se a discapito degli altri, è ancora meglio.
Nichilista? Sano realismo, chiosava il vecchio Eddie che poi, tra un morso e l'altro, sapeva dire dell'amore con dei modi rudi ma di miele. Perfette poesie e abissi di dolcezze, come capita a quelli che si portano a spasso una pellaccia segnata da cicatrici e d'improvviso scoprono che la vita può riservare qualche sorpresa senza dinamite, può somigliare a una pellicola mai vista. Un film più tenero di Reservoir Dogs di Tarantino dove Bunker interpreta un pezzo di se stesso come Mister Blue, un'opera meno hard di Animal Factory diretto da Steve Buscemi o di A trenta secondi dalla fine scritto appositamente per Konchalovsky, o infine della sua autobiografia Educazione di una canaglia. Tanto che, poi, il nostro, negli ultimi anni, cambia registro passando dall'hard boiled alla commedia: l'uomo finito nella lista del Fbi come “altamente pericoloso”, sposa il proprio avvocato Jennifer e nel '94 diventa padre di Brendan. «Offro le mie migliori performance in situazioni caotiche. Alcune persone crollano: io funziono meglio», diceva di sé. Lo pensavamo pacificato e ci ha fregato ancora una volta, mister Blue. Stavolta per sempre.
è mio
Curiosa scoperta accompagnata da un po' di spavento per un gruppo di lavoratori di un rimessaggio di barche a Camisano alla foce del fiume Magra (La Spezia), che si sono ritrovati davanti a un grosso esemplare di 'iguana iguana' di piu' di un metro di lunghezza che faceva capolino tra le imbarcazioni. L'animale tropicale, appartenente a una specie protetta e' in buona salute. Forse fuggito da qualche abitazione, e' stato catturato lungo il fiume Magra con non poche difficolta' e poi consegnato agli uomini della Forestale di La Spezia che ora sperano di rintracciare il proprietario. (Ansa)
siete pregati di riportarmelo a cagliari, vietato lasciare cartolinette a roma al civico 7, trattatemelo bene.
se cantasse no fun my babe no fun, basta una strofa per tranquillizzarlo:
no fun to be alone
in love with nobody else
well maybe go out maybe stay home
maybe call mom on the telephone
wcome on, well come on,
well come on..........
è mio. riportatemelo. grazie.
diventerò zen
voglio diventare così, zen. i zen me li immagino al di sopra delle vicende umane. aerei. a un palmo dal terreno. imperturbabili soprattutto, con un controllo assoluto della postura, della sudorazione, della tachicardia. un controllo del fegato. io m'encazzo troppo, invece. è l'unico sentimento che m'è rimasto, gli altri li ho smarriti durante un trasloco, giusto ogni tanto provo compassione, stupore, ma le emozioni forti le ho bandite. invece la rabbia me la cullo, me la cresco come una figlietta. m'encazzo. per esempio non è normale che non prenda sonno per schengen. a me questa cosa dei francesi che bloccano la libera circolazione m'ha fatto impazzire. ma come è possibile che ogni volta che st'europa pedalina prova a dare una risposta collettiva e non isterica a faccende comuni - dall'iraq al terrorismo - si sveglia qualcuno e fa come je pare? francesi, dovesse accadere qualcosa di male alla mia città, vi riterrò corresponsabili.
poi m'encazzo a morte co sto governo di busciardi, di xenofobi, co st'ipocrisia diffusa. ma è un incazzo civile, più razionale di schengen. e più razionale di quest'altra cosa. quest'altra mi ferisce. tipo la gente che non sa dire grazie, un certo trombonismo diffuso e un'omertà mafiosetta calibrata su do ut des da poveraccissimi, la spartizione delle briciole del potere e dell'informazione. i lacciuoli, come li chiama un amico mio. e soprattutto il postino di roma. ora, postino, tu lo sai che non abito più al numero civico numero 7. perché mi continui a lasciare le cartolinette azzurre per ritirare atti giudiziari? chi me li ritira? non sai che una sentenza della suprema corte dice che tu dovresti salire al terzo piano e suonare, poi eventualmente lasciare la cartolinetta.
esiste un'agenzia che può controllarmi la posta, attendere il postino nascosta nel portone e dargli una santa mazzata?
poi non voglio dire degli avvocati miei. maledetti. ne ho tre. aho ce ne fosse uno in grado di fare un salto nell'ufficio apposito al campidoglio - si chiama giacenza atti giudiziari di amenta - e verificare se stanno per carcerarmi, se si tratta di una multa o se è bene che resti nascosta quaggiù?
maledetti. esiste un'agenzia apposita che possa curarmi con una pasticca zen, che renda innocui i tre mescaleros e il postino?
pago il giusto. poi non dite che siete disoccupati. il lavoro da fare ci sta.
premesso
(che odio il mese di luglio)
in tre giorni di libertà ho visto barumini. questo luogo è fantascientifico. mi ha dato una sensazione di magniloquenza, d'altura, di potenza. questi enormi massi neri disposti a cerchio, una mastodontica torre per dominare la valle. la valle - nella fattispecie - è la marmilla, che tradotto è "mammella". e in effetti in questa area gialla di grano, di profumi di lavanda che sono un uppercut per la pancia, tra sterminati lentischi e cespugli che hanno un'intima natura fossile, ci sono colline a pizzo, uguali a seni, a quei bottoni sardi che vendono ad alghero (ricordo un braccialetto di mia madre così fatto).
e tra le colline-sise ecco il nuraghe dei nuraghi. lo sterminato, con sale di pietra freschissima, sale-frigorifero e al centro il pozzo sacro.
da dove passa l'identità di un popolo se non tra le venature porose di queste pietre?
e ieri sera ho assistito a un concerto-tributo per de andrè, nell'anfiteatro romano di cagliari. dentro mi è rimasto l'alito critico dei miei trascorsi da pennivendola musicale, e avrei da dire sul repertorio scelto, su taluni arrangiamenti. poi però ha cantato elena ledda e il cerchio si è chiuso. la voce di pietra che diventa mercurio e cosa viva.
odio luglio. per svariati motivi, non vedo l'ora che passi.
odio luglio, che si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura.
tuttavia quest'anno ho come un distacco da luglio, dai suoi dolori, dalle stazioni mie private di via crucis. vagheggio di abitare a barumini, nascosta sotto una pietra, a sentirne lo spessore e la voce intima.
e mentre vagheggio, aggiornando il blog mortaccino, mi chiamano all'ingresso del giornale. dice la signorina: c'è un certo claudio rocchi che ti vuole parlare. claudio rocchi è quel claudio rocchi, quella canzone che ho tanto amato, che mi ha permesso di superare un mese di luglio di secoli fa, era il pleistocene. una canzone che recitava: 8 gennaio 1951 capricorno sono nato e qualcosa è già finito, e qualcosa è già cambiato, forse mancavi tuuuuuuuuu
claudio rocchi, barumini, ledda. c'è una lay-line che mi attraversa il cuore. luglio è quasi finito.