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lunedì, 26 settembre 2005

libero fischio in libero stato
(o del caos gestuale in italy)

sempre pubblicato sul giurnal, sempre eloquio poco blogger. io - comunque - ogni tanto vorrei esser nata in inghilterra, sopratutto rispetto alle solennità funebri.

Oltretutto, oltre Fazio e Berlusconi, il tafazzismo dell'Unione e la nenia (a destra e a sinistra) sulle primarie,  l'Italia vanta il curioso primato di trasformare il simbolismo gestuale in dibattito. Capacità rara, essì che avremmo altro su cui disquisire e accapigliarci, ma la tempesta in un bicchier d'acqua non si nega a nessuno. Dunque teniamoci anche i fischi che tanto indignano, feriscono, sorprendono. Da quando in qua - domando - i fischi son diventati pietre? E cosa è sopraggiunto a rendere l'innocua fuoriuscita di fiato dalle labbra in una sorta di delitto? Si fischia agli spettacoli, dai tempi della commedia dell'arte al rock'n'roll, alle partite di calcio. Per quale motivo la politica dovrebbe essere esente da critiche labiali? Politica sempre più spettacolarizzata, fortemente mediatica, e quindi a rischio di reazioni da show.

Quando il cardinale Ruini esce dal perimetro del Vaticano e decide di trattare temi che riguardano lo stato laico come i Pacs, citando per di più la Costituzione e non le Sacre Scritture, si pone in una posizione contestabile. Esattamente come un Fassino quando sceglie di sfilare contro la guerra in Iraq in un corteo della sinistra più radicale o un Follini in un convegno presieduto da Bondi. È l'attacco alla porpora (ergo alla Chiesa) che rende il fischio insopportabile a sei mesi dalle elezioni? Ovvio, ma non è tutto. C'è dell'altro. C'è che anche il simbolismo gestuale, in Italia, è entrato nel caos. La gente applaude ai funerali, si spella le mani al passaggio del feretro, si cimenta in standing ovation fragorose quando è richiesto un minuto di silenzio in piazza o in uno stadio. Fischi di pietra e ovazioni lugubri. Qualcosa non funziona. E non funziona il ricorso alla censura come norma, quella pruderie da libri all'indice, per cui  le contestazioni, le critiche vanno ricacciate in un angoletto. Silenziate, rese inopportune da un bon ton paradossale che aizza il pane e circo e poi si scandalizza quando la folla rumoreggia. Suvvia, siate seri: lasciateci almeno l'arbitrio del fischio.

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venerdì, 23 settembre 2005

ad rosicandum est

questo post è dedicato ai miei amici che dopo il concerto di julian cope all'auditorium di roma mi hanno telefonato per perculeggiarmi, chiedendomi  se a cagliari quella stessa sera c'era qualcosa da fare.

prego, a voi. (cliccare)

non so se oggi, carissimi, sia capitato anche a voi di celebrare l'equinozio d'autunno nell'urbe. io l'ho festeggiato presso il pozzo di santa cristina, uno dei siti megalitici più importanti del mediterraneo. il pozzo sorge in un villaggio nuragico di commovente bellezza e per il solstizio estivo e l'equinox che apre la porta all'inverno, a mezzogiorno in punto, il sole si specchia nelle acque della sacra fonte.

ho partecipato al rito con lui, proprio lui, julian cope. lui, ovvio, il signore dei druidi, il santo julian con cappello di mago e chiodo degli mc5. l'ho trovato allegro, matto per la sardinia che è "terra di energia e di splendori", santissimo bevitore di birra ichnusa. altro non dico perché uscirà intervista che vi allegherò con piacere assieme alla foto della sottoscritta con il druido.... anticipo solo che il nuovo disco, "darkorgasm", avrà una copertina precipuamente insulare.

a giugno, chissà, forse ci faremo una nuotata anche con albany e avalon (non ricordate chi sono albany e avalon, amici miei? ma non eravate voi gli esperti di cope?) che nel frattempo sono diventate delle graziose signorinette.

è tutto. sono magica assai di più daaa roma. e forse più di roma stessa, intesa come caput.

ps.
una settimana fa mi sono rotta il dito del piede sinistro (mignolo) scivolando su un marciapiede. oggi cammmino sulla terra leggera. manco cammino, in effetti. svolazzo.

postato da Aleph alle ore 18:26 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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mercoledì, 21 settembre 2005

requiem per la satira

l'ho scritto oggi per il giornale, quindi il tono è assai meno familiare che da blog. mi è venuto in mente dopo aver intervistato paolo rossi.

Cantavano i giovani rivoluzionari. Cantavano e marciavano, la testa gonfia di utopie, sventolando le sciarpe rosse e nere degli anarchici. Dicevano: «sarà una risata che vi seppellirà» e regalavano ghigni feroci, consegnavano ai muri schizzi di vernice per irridere  l'insopportabile mondo del buon senso. Cantammo di meno negli anni di piombo  ma anche allora, in quei giorni bui di violenza, c'era la satira a tenerci compagnia.  E così vennero le vignette di Pazienza a graffiare la realtà, destabilizzare il potere. C'era “Il Male” che copiava la prima pagina dei più famosi quotidiani e titolava a nove colonne che Tognazzi era il capo delle Brigate rosse e che i campionati del mondo di calcio erano stati annullati a dispetto degli Azzurri di Bearzot. E poi vennero “Cuore”, “Tango”, “Zut”. Per ognuno una risata che era un uppercut. Perfino Andreotti riusciva a sghignazzare sotto i baffi, perfino la nomenklatura democristiana collezionava segretamente le copie. Fino alla seconda Repubblica che in un sol colpo ha cancellato i Luttazzi, i Guzzanti, i Loche, i Benigni.

 Proietti sostiene che siamo un Paese pigro, figlio della commedia, che preferisce l'avanspettacolo alla denuncia. Paolo Rossi ci ha spiegato in un'intervista che quando il potere si sente debole toglie la voce ai guitti. Tesi possibili, condivisibili. Ma c'è dell'altro. La satira si nutre di paradossi, ha accenti metafisici, bislacchi, imprevedibili e folli quanto i titoli de “Il Male”. Quale penna, quale comico, quale vignettista saprebbero commentare il surreale che ci circonda, questa Italietta bizzarra a base di cardinali che discettano di Costituzione e non di messali? Per non dire del premier: uno che fa le corna nelle foto ufficiali, si cimenta in deliri pubblici, pizzica il didietro delle cameriere e continua a ribadire che va tutto bene: nessun deficit, nessuna recessione, un milione di posti di lavoro e a ognuno il suo cellulare. Chi potrebbe aggiungere il guizzo malevolo ed esilarante alla vicenda Bankitalia, un governatore con le mani affondate nella marmellata che resta incollato alla poltrona mentre l'Europa ci tratta come cittadini delle Bananas? E la Lega, poi. Questi signori del celodurismo che alla politica preferiscono il ring con spruzzi di “eau di Padania” xenofoba sugli spalti. C'è che non abbiamo più motivi per ridere. Il circo triste ha superato ogni fantasia.

postato da Aleph alle ore 17:01 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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lunedì, 12 settembre 2005

per tamburo

via sarditudine.

non so se si notano i miei magnifici anelli.

postato da Aleph alle ore 14:19 | Permalink | commenti (21) / commenti (21) (pop-up)
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