cupid
cuipid son me. ambè, sensazione di leggera follia che mai e poi mai mi poteva sfiorare l'idea di intersecare la vita di due persone con una freccetta. ci son riuscita, a mia insaputa. a loro insaputa, che oggi si sposano costoro.
dialogo, interno roma, 3 anni orsono
"ma
pank, apriti un blog, suvvia"
pank: da dove si comincia?
"linkati i mie link, guarda, gira"
è andata più o meno così, con un immediato riscontro del pank suddetto brother.
pank: ma sta
sobol chi è?
"a pank, eddaje, questo è un carnevale permanente, che ne so"
pank: temo di amarla.
"ma no, ti pare, all'inizio è così. ci si invaghisce del silenzio delle parole altrui. capirai, l'amore ai tempi di internet, l'ultima sola del post moderno"
pank: son certo di amarla.
oggi si sposano. a loro dedico una canzone a testa. cupid di graham parker per via del sorriso della sorella di monna lisa. molto obliquo, il sorriso dei destini che si incrociano. e se non bastasse, celebro questi due amici, questi fenomeni dell'imprevedibile, con vieni via con me di conte paolo, astigiano, come i tappi di spumante che rimbalzano sui tavoli delle feste.
penso ad accappatoi azzurri mentre mi godo una lunetta sgraziata, un cielo di nubi gonfie. barocche avrebbe detto de andrè affacciandosi dal tetto. fuori, messere, si gode uno scorcio del golfo degli angeli, città di cagliari, sardinia natzione.
ambè, sono cupid. ho le ali. flap flap. posso usarle.
che mistero ci scondizola tuttattorno.