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sabato, 27 gennaio 2007

sul sindacato dei giornalisti

chi è il servente e chi il sindacato?


questa la risposta firmata da noialtri, 133. è un esposto, firmato da133 con nome e cognome. non da un'assemblea generica.

I redattori di E-polis riuniti in assemblea hanno deciso – all'unanimità – di inviare un esposto al Consiglio dell''Ordine dei giornalisti del Lazio per verificare l'eventuale violazione della Legge n. 69 del 3 febbraio 1963 (ordinamentodella professione di giornalista) da parte del segretario della Federazione nazionale
della stampa, Paolo Serventi Longhi. In un'intervista al settimanale Left-Avvenimenti il leader della Fnsi
(sindacato di categoria) ha espresso - a nostro avviso –giudizi offensivi e privi di fondamento riferiti sia ai redattori che ai collaboratori, definitigiornalisti che - citiamo dall'intervista - «utilizzano la massa di informazioni che c'è su Internet...» in quanto - citiamo ancora - «non hanno neppure gli abbonamenti alle agenzie di stampa! Non hanno fonti primarie» (il punto esclamativo è contenuto nel testo dell'intervista).

Con tali affermazioni, il collega Serventi Longhi dice ai lettori che le notizie pubblicate da E Polis non sono frutto del lavoro quotidiano di noi giornalisti,redattori e collaboratori, ma di una sorta di copia e incolla senza contatti con le "fonti primarie" le quali, giovaricordare, non sono - o non solo - le agenzie di stampa, ma forze dell'ordine, magistratura, ospedali, ambienti politici e protagonisti e testimoni dei fatti di cronaca, sport e cultura, tutte persone che - come è facile dimostrare - vengono quotidianamente e più volte al giorno contattate da noi redattori per produrre servizi originali e non copiati. Non è, inoltre, conforme alla verità dei fatti la parte dell' l'intervista in cui il segretario Fnsi afferma che la nostra redazione è composta da «10/15 giornalisti» definiti «vecchi professionisti».

Se il collega Serventi Longhi avesse contattato le "fonti primarie", avrebbe scoperto che la redazione è
composta da 133 giornalisti contrattualizzati i quali - a parte una decina sopra i quaranta - hanno un'età media al di sotto dei 30 anni. Non è infine conforme alla verità dei fatti la parte dell'intervista in cui Paolo Serventi Longhi afferma che non disponiamo delle agenzie di stampa. Seavesse contattato le fonti primarie - redazione di E Polis e agenzie di stampa - avrebbe scoperto che nei nostri computerpiovono i costanti aggiornamenti di varie agenzie. Proprio per tutelare la nostra professionalità da quello che riteniamo un attacco gratuito e senza alcun tipo di fondamento, abbiamo deciso di chiedere un intervento all'Ordine del Lazio, competente in materia disciplinare in quanto si tratta della regione dove il collega Paolo Serventi Longhi è iscritto. L'esposto, previsto dalla legge del 1963 che impone ai giornalisti una serie di doveri deontologici, può dar luogo - è la stessa legge che lo prevede - all'apertura di un procedimento disciplinare con tutte le garanzie di difesa previste dai codici di procedura civile e penale.

chiosa:
già il fatto che il segretario confonda "fonti primarie" e "secondarie" mi produce un colpo al cuore. 
prevedibile in fondo, giacché vengo dall'unità. e infatti, visto che la memoria non è un optional, sarà il caso di sottoporsi ad un intervento a cuore aperto e senza anestesia  e raccontare come il sindacato, e serventi longhi,  condusserro  la trattativa che portò nel luglio 2000 alla chiusura del giornale fondato da antonio gramsci. trasformando in un sol colpo la sottoscritta e altri 260 lavoratori in stabili disoccupati. senza neppure l'onore delle armi di una sola giornata di sciopero. lo sciopero, ai tempi delle vacche grasse, riguardava le 50 lire del ticket restaurant da strappare ai grandi gruppi editoriali. per noi una prece. ognuno per sé e dio per  tutti. essendo noi dell'unità, 260, agnostici ce la pijammo in saccoccia.
con buona pace del sindacato.


avrò inoltre piacere di dire la mia sugli ordini  che sfornano ogni anno un cospicuo numero di giornalisti praticanti senza futuro (dunque precari certi) grazie alle scuole magnasoldi create da essi stessi ordini. avrò piacere - essendo stata disoccupata iscritta nell'apposito registro - di raccontare come vengono gestiti i cambi ferie, meravigliosa chimera, tutti appaltati agli "stagisti" delle suddette scuole mangiasoldi.  avrò piacere di segnalare, a mio modestissimo avviso, le differenze tra precari e precari, l'ultima efficace formula sloganistica, il grande ombrello buono per tutto e per nessuno. c'è tempo, pian pianino, per raccontare.

una sola indicazione. chi intenda partecipare al dibattito, firmi con nome o , in alternativa, citando il proprio blog. gli anonimi li lascio al barbiere della sera. ché l'anonimato è pratica fascista che non m'appartiene , né per cultura, né per costrutto. e in giorni di memoria sarebbe opportuno  e necessario uno scatto di dignità. uno scatto, uno solo. meglio di un milione di frasi e miliardi di parole.....


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venerdì, 12 gennaio 2007

siamo in 4

e insomma io un altro gatto lo volevo.
i gatti mi hanno sempre trovata per strada, fantasia umana tradurre: "ho trovato un gatto". quelli, i felini, son tremendi. t'adocchiano, ti scelgono e ti si incollano sull'anima tra un feromone e una malinconia. sgattaiolono tra te e il cuore con grazia di zampe, fusano l'om divino rincojonendoti di graffini e moine, sbattono cigliette e culi tra un topetto e una poltroncina nuova di zecca,graffiano palpebre all'alba, miaono divini all'alba che mortaccivostra me ve cuocio al forno. padroni di tutto, audaci, mefitici nelle puzze giovanili, geniali nel possederti con un baffo arimiao, un ronf ronf, il fumetto sempiterno che ti danza nella circostanza tra sabbiette, trasportini, veterigatti, moine, acciambelli, stregatti, pupille mobili, grandi orecchie per grandi pensierini.

che sarebbe tutto uno zuccherino di mieli, di flessuose protervie, di morbidose curve pelose vaporose. ma poi i graziosi hanno animelle da tigri e stanno lì a schiavizzarti fieri e vezzosi, appena nati e già predestinati, terribili, terribilmente felini, che non sai mai oltre l'iride cangiante se t'arriva un bacetto o uno scherzetto unghiatino. dunque, tenti il decifro e soccombi tra il cuscino e il piattino, il ringhietto e il deglutir loro costante. emarginato nell'angoletto del lettone mentre la fiera t'adocchia lavandosi la coscienza e lo zampino.

insomma il gatto doveva esse uno. e nero come la canzone dello zecchino. invece son due, moltiplicazione al quadrato del delirio ronf, miao, diffiidenze, gesù, cacche, baby biscotti, splendore e meraviglia, rodimenti dei precedenti gatti che farebbero un bel boccone con ste du caccole diappenaduemesettidue. lei è tremenda, come tutte le gatte, una poison ivy in bianco e nero che mastica fiori e dorme sotto del sotto della tegola sotto del listone parquet sotto del sotto coperta dell'infinito sotto divano del tutto. lui una panza de gatto de ronfi, de fusa, de accavalli, de ciglia socchiuse e "fate tutto de me, io me consegno. ndo sta il plotone, plis? ma prego na spolverata de cipria non me se ne neghi verso la via del patibolo".

e d'improvviso tutti i gatti del globo ti danzano attorno, da quello di burroughs al gatto calendariato.
è come un tifo di calcio la fede felina. non si spiega, t'appartiene. sennò t'attacchi. l'ippica sia con voi, fratelli amicici, a noi lasciateci il credo felino, o la custodia del tempio gattesco.
siamo in 4, i nuovi ancora senza nome a cercà stufette e ciavatte.
a cercà il blues.
se metto il blues s'appalesa la quiete. m'addormo anch'io.
è il sonno delle mele.

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