pintor
ora che ho il motorino daccapo in funzione, mi inerpico sulle salite che è una bellezza. e parcheggio ndo me pare e mi annuso l'aria per bene. me ne salgo su a castello (che si chiama castello ma di castelli manco l'ombra) non solo perché ci abito ma perché qui mi piace. qui si sale e s'arriva sulla spianata e c'è un muro di questi qua sardi, bianco, friabile, con venature giallo ocra coperte da capperi. c'è questo odore fortissimo di liquerizia, di elicrisio, di cielo che è di un blu che fa male la testa. c'è vento come al solito, un vento scostumato che infatti giro col casco anche se non sto in motorino. mi tutelo, insomma, e parcheggio. e alzo gli occhi e vedo la targa.
dice che qui c'era la casa dei pintor. la targa è per giaime, combattente resistente. la targa è nascosta da un reticolo di erbe, bouganville, è una macchia tra la macchia del mediterraneo. io cammino a piedi col casco in testa, col fiatone, che qui è tutta una salita, uno scalettare. mi ricordo servabo, di luigi. che c'ho pure pianto per quel libro. mi ricordo che lui se ne andava dall'unità e se ne veniva a cagliari. e in servabo raccontava di castello, raccontava di questa casa che non c'è più, spianata dalla spianata. una casa che guardava il mare.
quattro anni dopo, ci manchi.