caro ciro
(who the fuck is?)
ciro, io non conosco te, tu non conosci me. ci unisce una cosa, di traverso: io so di robert wyatt., tu non hai manco idea chi sia, di cosa stiamo parlando. e ne scrivi malamente. così insopportabilmente tranchant, da farmi invocare la gerontocrazia come chance per sopravvivere alla non conoscenza.
permettimi. "comicopera" è un disco complicatissimo, tre atti, da trattare o con i guanti o con il gesso spezzato sulla lavagna. come faceva red vynile quando scriveva di wyatt come "un paralitico senza voce e pure rompi coglioni". ma red sapeva cantarti "moon in june" dalla prima all'ultima strofa, sapeva dei soft machine e del resto.
non si può scrivere di tutto. si rischiano figure di merda a interpretare la parte del grillo generalista.. anche in 15 righe. perché se wyatt è "un santone" (e naturalmente dylan è "il menestrello di duluth", e springsteen "il boss del nebraska" e via così nella discesa agli inferi del luogo comune) meriterebbe ascolti precedenti a "shleep", che - t'assicuro - non è il suo disco migliore.
questa è opera complessa, di jassismo, di pop obliquo fino allo scivolamento afono, di avanguardia, di poesia civile e politica. realizzato senza soldi, col contributo degli amici che prestano studi e affittano microfoni perché la voce flebilissima di wyatt resti impressa sul metacrilato. qui wyatt duetta con alfie, matler ed eno, usa la tromba e coi polmoni compressi, qui c'è david sinclair, ci sono weller e manzanera con le chitarre in mano. è un disco di frammenti, di fatica. che si chiude con l'ultima dedica possibile, a che guevara, (suonata da artisti italiani), da parte del solo rappresentante coerente rimasto dell'abbuffata red wedge. manco bragg avrebbe saputo fare meglio.
non è roba comica ma sintetizza molti degli anni di questo signore che ci ha fatto crescere, talvolta rendendoci migliori. ci sono dischi da comprare ed ascoltar con grazia, per quello che sottendono, per i bagliori tra una traccia e l'altra, per le improvvise asperità, per le frattaglie di cuore e midollo che contengono.
a ognuno il suo, ciro. noi se tenemo wyatt, tu torna ad occuparti di bugo.
una prece, l'ennesima, per la critica musical.
aggiunta
(conversazione notturna con il mio amico adriano lanzi)
adriano non è un giornalista, è un artista. tra l'altro lo potete sentire qui in versione el topo
questo mi ha scritto alle 4 del mattino. è la migliore recensione che possiate leggere.
"....Personalmente, Wyatt o non Wyatt, avevo bisogno che un disco del genere uscisse proprio ora! Vorrei dirti che la voce non è fragile. Wyatt sarà pure paralizzato, ma proprio per questo ha sviluppato un sacco il tronco, e con gli anni canta sempre meglio - soprattutto canta in modo naturale, come se parlasse (non nel senso di un cantante afono 'confidenziale' alla Aznavour: sono tutte 'note', non è un parlato, ma l'emissione è totalmente rilassata e padrona - se il Wyatt vocalist giovane mi toccava il cuore per l'espressività nonostante la tecnica grezza, quello maturo oramai mi lascia quasi senza parole).
Venendo al disco, mi sembra profondamente ispirato, e 'a fuoco' dove invece 'Cuckooland', al di là dell'impegno di certi testi, non aveva grandissime frecce musicali al suo arco ed era una collezione un po' dispersiva di troppe cose, tra loro molto diverse. Alcune anche belle (non credo che Wyatt sia riuscito ancora a fare un disco brutto) ma insomma era stato l'unico suo disco a non entrarmi nel cuore come gli altri. Questo invece sì, e prepotentemente. Nei testi, sia suoi che di Alfie, è un album incazzatissimo. Musicalmente Shleep ricostruiva 10 anni fa le atmosfere di Rock Bottom, aggiornandole. Comicopera si rifà invece in modo piuttosto esplicito, nella struttura, a Ruth is Stranger Than Richard: c'è un sacco di jamming collettivo, ci sono molti pezzi strumentali nettamente separati dalle canzoni eppure organici ad esse, e c'è persino un pezzo circolare, quasi Kwela-Jazz sudafricano (On the Town Square) a richiamare direttamente Sonia di Mongezi Feza.
Gli arrangiamenti e i suoni sono tutti funzionali ai testi. Guarda A Beautiful Peace, risolta a due chitarre, basso e voce con una indolenza quasi country (Hank Williams?), ma è una parodia feroce, una dichiarazione di estraneità a quasi tutto quello che Wyatt si vede intorno nel mondo occidentale. Poi A Beautiful War, il pezzo gemello del precedente, addirittura quasi pop quasi farlocco, il cui testo in prima persona è un' immedesimazione nel compiaciuto pilota del bomber che devasta un villaggio iracheno, o afghano, o di qualunque altro posto, fa lo stesso, è uno dei 'nostri'che porta 'la libertà', we'll all be free, total success, non ho fatto in tempo a vedere il bagliore ma vedrò il film del mio gran giorno, agghiacciante.
E a seguire Out of the Blue, il cui suono il nostro giovane recensore ha trovato fastidioso, poverino, e c'è una ragione, la voce campionata e non perfettamente intonata di Eno, più il trombone e le tastiere commentano con l'adeguata acidità il testo più feroce che Alfie abbia mai concepito, scritto dal punto di vista della persona la cui casa è appena stata bombardata. E le ultime parole che nel disco Wyatt canta nella sua lingua, in questo testo, sono '' You've set me free to let you know you've planted everlasting hatred in my heart''. Come no, mi hai liberato, mi hai reso libero di farti sapere che HAI PIANTATO ETERNO DISPREZZO NEL MIO CUORE.
E da lì scivola nella terza parte del disco, a proposito della quale, leggo sul forum di strongcomet, nell'unica conferenza stampa che ha dato a presentazione dell'opera (nel negozio di dischi del paesetto dove s'è ritirato, manco a Londra!) voleva fosse chiaro il suo totale dissenso per l'attuale stato della civiltà occidentale attraverso la struttura dell'album. Da quel momento è come se mettesse in atto una serie di "scioperi". Prima da cantante di lingua inglese, la lingua dell'impero, e infatti canta in italiano Del Mondo e in spagnolo la sua rilettura horror della Cancion De Julieta da Garcia Lorca; poi, allegramente, scompare addirittura come vocalist, strumentista e compositore (quattro minuti e mezzo di solo vibrafono di un percussionista tra jazz e contemporanea, raffinatissimi) - pare il vibrafonista nostro non
scherzo - dove lui si limita a 'interferenze elettriche' dal banco missaggio. Poi Fragment,che appunto è solo un frammento mandato in reverse della traccia due, e l'epilogo è Hasta Siempre, con Camardi e
compagnia. Altre chicche sparse come You (estetica Wyatt prototipica e quintessenziale), la ballad di classe Just as You Are (la fa cantare a Monica Vasconcelos ma sono Wyatt e Alfie che parlano
dell'alcolismo di Robert e delle loro difficoltà di coppia senza farne esibizione, mica cazzi) e AWOL, il pezzo con David Sinclair al piano, che racconta di Alzheimer, con ogni probabilità dedicato non 'a David Greenberger' come è scritto nel libretto ma alla quasi centenaria madre di Alfie, leggiti il testo. E Be Serious, blues ateo in cui Robert sfotte i credenti di tutte le religioni e anche il suo ateismo. Che cazzo, ho citato praticamente tutti i pezzi, vuole proprio dire che è riuscito a sessantadue anni a fare un altro disco perfetto come fu Shleep 10 anni fa...."

