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venerdì, 25 gennaio 2008

fassini e tafazzi

qui si ragiona sulla waterloo prevedibile ma voluta ad ogni costo (un monito alla cdl? della serie: ecco che accade a non fare le riforme???) due personaggi svettano tra tutti, mentre si ingoia la lezione e la destra marcia su roma, città votata alla resistenza.

intanto cusumano nuccio, più dolente del cristo di mantegna. crollato ma risorto dalla moquette di madama's palazzo  tipo  fungo dall'umido.

poi piero, detto i fassini per lapsus e ribellione (penso inconscia) dallo stesso cor sera

Crisi governo: Fassini attacca i media

25 gen 00:04 Politica


fassini pluralizzati, mix tra il cavaliere, ratzinger e d'alema che na sberla ogni tanto a sta categoria senza contratto ma impudica, va data. ci mancavano i pieri, a ribadirci la lezioncina sull'informazione. mentre cusumano perde i sensi, il governo ci lascia il respiro e noialtri in apnea ragionamo senza spreco d'ossigeno  sul tema. puote, ad esempio, l'ntervistato rileggere l'intervista  testè concessa per evitare - come si dice -  refusi?

le monde, quando accade che il politico di turno pretenda la rilettura, lo scrive. "tale intervista è stata rivista da pinco pallo". è una sputtanata tale che finisce che ognuno faccia  il suo lavoro. tu dici, io riporto e domani, se non va bene, mi quereli.

ma pare, infatti, che in this country il problema siano media.
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mercoledì, 23 gennaio 2008

ciao, bello ciao

"sempre sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano"
(beppe fenoglio)

buonanotte.

coi mie rispetti, mentre tutt'attorno latrano troppe fanfare. troppe per me.  buonanotte comandante.

notte stellata. io vedo bene davanti a me. tengo le spalle dritte. buonanotte bulow. è una buona notte per andarsene. il mio cuore vola in alto come un'aquila.

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sabato, 12 gennaio 2008

cagliari, italia



(foto ansa)

cagliari è una città mediamente tranquilla. ieri notte l'odore dei lacrimogeni arrivava a casa mia che non abito esattamente accanto alla villa del presidente soru. a mezzanotte e un quarto, chiusi i giornali, dal quartiere castello si vedevano i lampi, si sentivano i botti e le sirene  a bonaria, il quartiere preso d'assalto, sorge una delle chiese più significative per la cristianità, una specie di divino amore, l'emblema della vergine. c'è anche una forma nel disastro. neppure questa è stata rispettata, la scorsa notte. disastro e basta. dell'etica. e della politica.

riepilogo: soru accetta un pezzo della munnezza napolitana. soru, a mio modestissimo avviso sbaglia. non a caricarsi 8mila tonnellate di pattume. l'errore vero è aver assunto decisioni complesse evitando di spiegare agli organi preposti  - comune, consiglio, prefettura -  ergo alla sua gente, (e pure a me che qui risiedo pagando 200 euro l'anno per un servizio-rifiuti francamente imbarazzante), a che serve alla sardinia quest'atto di "solidarietà". perché magari la gente c'ha paura, teme per la terra e la propria pelle. insomma non è che siamo tutti così esperti di riciclo, inceneritori, termovalorizzatori.

e la solidarietà rimane una teoria, a meno che la sardegna non sia l'unicef o un istituto benefico, l'atto di solidale puzza come il pattume. che in questa storiaccia maleodorante è l'ultima delle opzioni.
insomma, il governatore avrebbe potuto parlare a videoline unificate e dire chiaro: "cari sardi, ci carichiamo ste tonnellate ma di contro dovremo allargare le discariche dell'isola. e chessò avremo 100 posti di lavoro in più". oppure: "cari sardi, di contro avremo nelle casse un po' di soldini per salvare le centinaie di licenziati/ cassaintegrati di quest'isola bella ma che, finita l'estate, nessuno sostiene, o racconta". per dirna una: quando leggo le previsioni del tempo la sardegna non c'è. non è centro, non è sud. non c'è. non so mai dove guardare sui siti meteo. abito nell'isola che non c'è. mi rode a me, figuriamoci a chi cresce figli aggrappandosi a un'economia tratteggiata con la saliva. aggrappata al nulla.

soru tace e parla il resto. parla l'imbarazzo, la rabbia e il disagio di chi vede la propria terra trasformata in una pattumiera altrui (mi pare ci siano leggi ad hoc sullo smaltimento in loco). poi però parla, anzi sbraita il casino organizzato, studiato, politico. politicamente becero e prezzolato. che la camorra non è un cocktail solo napoletano ma qualunque forma di ricatto, di violenza organizzata per intimorire.

a me pare vergognoso  violare il domicilio privato di un uomo pubblico. mi pare insopportabile e fuori da ogni logica. perfino politica, il teppismo, l'arroganza, il pattume della vessazione. che ci sono luoghi e modi per dire no. non ci sono, invece, modi - se non nelle dittature che qualcuno invoca -  per impedire a una telecamera di riprendere, a un fotografo di fare il proprio lavoro, a un cronista di raccontare, a un politico di passare a casa propria il venerdì notte.

questo è fascismo. null'altro. 
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domenica, 06 gennaio 2008

fermate le rotative
(la vita poco oltre la tipografia...)

l'informatore e la conchiglia






 - che c'è informatò?

(lo sentivo quand'era storto, je s'arrotavano le parole, le parole diventavano come pietre aguzze, parole tese, come gonfie di vento e di ruggini)

- pija nota, piuttosto.

snocciolò il brogliaccio senza convinzione, senza dritte. amava dare dritte. spiegare i fattacci, la nera, indossare la camicia del commissario ingravallo e farci fare un giro sulla giostra macabra, mano nella mano. quella mattina no. l'informatore, nerista in pensione, di stanza nella sala stampa di via geneva, commissariato dei commissariati, padre putativo di tutti i giornalisti pisquani alle prese con la malasorte della cronacaccia, pareva assente. quella mattina.

- che c'è informatò?

-   e gnente, me so ricordato na storia, pare strano. basta n'attimo. camminare sulla riva del mare, sentire il pulsare dell'onda, la risacca, farse venire i pensieri.

- racconta informatò.

e l'informatore prese a dire.

" era bella, biondina, giovane giovane. che avrà avuto? ventanni. sai de quelle che vengono dall'est? a batte pe' fame. te n'contra lui. lui pure giovane, col gel sul ciuffo. lui che pensava de salvasse e salvarla  a fare il gran gesto. lui che la riconosce mentre gira in machina in quelle notti che t'assale l'ansia, c'hai i battiti a tremila, te se spacca il petto pe' l'ansia. lei sul bordo del marciapiede. la carica e se la porta al mare. passano ore a parlare, coi finestrini appannati, le mani che se cercano, st'odore de brillantina e profumo de sale e gelsomino. e lui torna, torna ogni sera..."

io me lo vedevo l'informatore, dall'altro capo del telefono. me lo vedevo pallido e teso, come l'alba del 2008, anno bisesto, zuppo de ricordi, co na conchija sulla scrivania. secco e rigido, la mano impercettibilmente sudata, la bocca asciutta, le parole come pietre, quell'odore dolce di sangue e lontananza.

"tornava ogni sera a salvarsi. lui. se non la trovava diventava matto, a girà, a sgommà co' la machina, a chiede alle amiche. e poi quella sera, s'era portato lo spumante de natale, n'anellino co na conchiglia, un cortello pe difendella e portalla via. s'era messo in ghingheri, pe dille annamo via, via via. come quella canzone dell accappatoio. via, via...."

- che canzone, informatò...?

- "via, via, vieni via con me. ho un accappatoio azzurro.... me segui? ma lei nun c'era, aspettò 40 minuti, a fasse pijà in giro da tutte l'altre, dai pappa. quando vide che n'antro l'aveva scaricata e che lo spumante era na gassosa je prese il magone. via con me. lei salì col sorriso triste, biondina, la più bella. l'unica della vita sua.  finì male, col coltello pe difendella che se trasformò in una cicatrice sulla gola. l'anellino con la conchija perso tra i sedili, n'attimo. perché se sei un perdente fai perde pure chi pensi d'amare. sei come quelli che te s'aggrappano quando st'anno ad annegà. te se n'collano addosso come zavorre, te portano in fondo. dubitare dell'ultima spiaggia. m'hai capito? ".

l'informatore tacque. io pure.

- e gnente. na storiaccia. lo trovarono appeso a n'albero. lei col sorriso triste incollato tra una guancia e l'altra, lo sgarro sur collo bianco, un cigno co' l'occhi vitrei, na collana de sangue rappreso e corallo sulla gola.. è na storia vecchia. sempre uguale. a rivedè il mare m'è tornata in mente. un tappo de schiumante su la riva, e na malinconia rosa come na conchija".

non ci avevo mai pensato a quanto fosse rosa, la malinconia. carbonato di calcio, salsedine. rosa.

(alcuni precedenti)

- marta

- 'ngroviglio


- a pà
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