fermate le rotative
(la vita poco oltre la tipografia...)
l'informatore e la conchiglia

- che c'è informatò?
(lo sentivo quand'era storto, je s'arrotavano le parole, le parole diventavano come pietre aguzze, parole tese, come gonfie di vento e di ruggini)
- pija nota, piuttosto.
snocciolò il brogliaccio senza convinzione, senza dritte. amava dare dritte. spiegare i fattacci, la nera, indossare la camicia del commissario ingravallo e farci fare un giro sulla giostra macabra, mano nella mano. quella mattina no. l'informatore, nerista in pensione, di stanza nella sala stampa di via geneva, commissariato dei commissariati, padre putativo di tutti i giornalisti pisquani alle prese con la malasorte della cronacaccia, pareva assente. quella mattina.
- che c'è informatò?
- e gnente, me so ricordato na storia, pare strano. basta n'attimo. camminare sulla riva del mare, sentire il pulsare dell'onda, la risacca, farse venire i pensieri.
- racconta informatò.
e l'informatore prese a dire.
" era bella, biondina, giovane giovane. che avrà avuto? ventanni. sai de quelle che vengono dall'est? a batte pe' fame. te n'contra lui. lui pure giovane, col gel sul ciuffo. lui che pensava de salvasse e salvarla a fare il gran gesto. lui che la riconosce mentre gira in machina in quelle notti che t'assale l'ansia, c'hai i battiti a tremila, te se spacca il petto pe' l'ansia. lei sul bordo del marciapiede. la carica e se la porta al mare. passano ore a parlare, coi finestrini appannati, le mani che se cercano, st'odore de brillantina e profumo de sale e gelsomino. e lui torna, torna ogni sera..."
io me lo vedevo l'informatore, dall'altro capo del telefono. me lo vedevo pallido e teso, come l'alba del 2008, anno bisesto, zuppo de ricordi, co na conchija sulla scrivania. secco e rigido, la mano impercettibilmente sudata, la bocca asciutta, le parole come pietre, quell'odore dolce di sangue e lontananza.
"tornava ogni sera a salvarsi. lui. se non la trovava diventava matto, a girà, a sgommà co' la machina, a chiede alle amiche. e poi quella sera, s'era portato lo spumante de natale, n'anellino co na conchiglia, un cortello pe difendella e portalla via. s'era messo in ghingheri, pe dille annamo via, via via. come quella canzone dell accappatoio. via, via...."
- che canzone, informatò...?
- "via, via, vieni via con me. ho un accappatoio azzurro.... me segui? ma lei nun c'era, aspettò 40 minuti, a fasse pijà in giro da tutte l'altre, dai pappa. quando vide che n'antro l'aveva scaricata e che lo spumante era na gassosa je prese il magone. via con me. lei salì col sorriso triste, biondina, la più bella. l'unica della vita sua. finì male, col coltello pe difendella che se trasformò in una cicatrice sulla gola. l'anellino con la conchija perso tra i sedili, n'attimo. perché se sei un perdente fai perde pure chi pensi d'amare. sei come quelli che te s'aggrappano quando st'anno ad annegà. te se n'collano addosso come zavorre, te portano in fondo. dubitare dell'ultima spiaggia. m'hai capito? ".
l'informatore tacque. io pure.
- e gnente. na storiaccia. lo trovarono appeso a n'albero. lei col sorriso triste incollato tra una guancia e l'altra, lo sgarro sur collo bianco, un cigno co' l'occhi vitrei, na collana de sangue rappreso e corallo sulla gola.. è na storia vecchia. sempre uguale. a rivedè il mare m'è tornata in mente. un tappo de schiumante su la riva, e na malinconia rosa come na conchija".
non ci avevo mai pensato a quanto fosse rosa, la malinconia. carbonato di calcio, salsedine. rosa.
(alcuni precedenti)
-
marta
- 'ngroviglio
- a pà