erika
la parola più cliccata del mio blog mortaccino, sempre più agonico e poco aggiornato, è "gatto". dei gatti amo pressocché tutto: il malandrino, la coda, il distacco e l'altero, la fusa improvvisa, quell'om divino tra un gratto e un zampetto, il frullio di baffo e l'occhio smeraldo,
ne amo il disincanto e il gioco, il mio carnevale permanente a notte avvoltolati tutti noi nel piumone, quando la pupilla diventa un puntino e ci guardiamo le stelle dalla finestrina sul tetto. e non diciamo "oh" perché oramai si parla attraverso la decodifica algoritmica del "miao, meow, mua"
ne amo l'amorevolissima presenza, i fiatini sul vetro della porta quando turbati e felici m'aspettano a sera che è quasi notte, la festa pazza eppure sulla punta della zampa.
dei gatti amo, purtroppo, anche il dolore loro e il mio. così congiunti da a volte pensare che loro siano scudo dei malanni miei. per questo ho conosciuto erika, la veterinaria.
erika non è come gli altri. è speciale.
nella cura, nella passione, nei sorrisi. telefona per sapere come stanno, sopravvive una notte, due notti e moltissime notti di fatica e di pronto soccorso e il giorno dopo e ancora lì, con le mani giuste, la faccia giusta, il camice giusto per dirci che ce la metteremo tutta, troveremo ogni cura, che non si molla di un millimetro.
erika io credo sia il curandero della tribù che non parla. trova lo sguardo giusto anche quando è l'ora della fine, corre sugli zoccoli da reparto di dr house nell'ora della fine, ci mette l'anima e inevitabilmente fa sentire pure l'ora della fine come inevitabile parentesi chiusa. normalizza la morte e insieme la combatte. cosa che mi sfugge nei medici degli umani, che spesso hanno gli zoccoli col tacco e si distanziano da noialtri.
ebbene, erika ha pure contato su mie recenti scelte di vita, non solo professionali, trattate da chi di dovere col solito banalismo dicotomico. come se la vita, la propria vita per intero, fosse il pezzo di una torta affettata. e che altri per distillarne il senso si prendano la briga di giudicarla non a piccoli morsi ma usando il coltellaccio per bisteccona. il coltellaccio manicheo perfino tra le meringhe fragili. zum, una fetta di qua, una di là senza mai chiedersi il significante, senza mai tratteggiarlo. fetta precisa, decisa, assolutamente assolutistica. le praline, se scivolano via dal piatto e finiscono sotto il tavolo, se le raccoglie il gatto.
ma di gatti, appunto, voglio dire. di erika.
il blog mortaccino, molto indietro nel tempo, contiene una piccola denuncia. riguarda un altro veterinario, un'altra città, una gatta amatissima di nome maja perduta troppo in fretta per un errore. gli errori sono un paradigma quando di mezzo c'è la vita. a ognuno il proprio paradigma dell'errore, pesante come croce.
voglio dire di erika, che ce la mette tutta per non fare errori.
vorrei una sanità di gente come erika. col suo sorriso combattente e stropicciato come un camice.
erika lavora
qui, una clinica veterinaria di cagliari. a lei, in questa notte di gelo del cuore, va la mia buonanotte più gentile e riconoscente.