linea gotica

canzoni preghiere danze pallonate segni sintomi
martedì, 26 febbraio 2008

into the wild



sto dentro into the wild. per esempio un giorno vedo un coso, un apterix, che strilla su un tetto davanti al mio tetto. subito penso a un aborto di apterix, mi immagino l'elefantino del foglio biastimare contro le donne-uccello ma in chiave eugenetica e quindi paraculissimamente laica. un po' mi chiedo come un quadrupede possa contestare le usanze di un bipede, poi m'addormo. vinta dall'usura.

il giorno dopo l'apterix sta là. l'apterix è un affare lanugginoso con ali appena abbozzate. scrivo alla lipu: c'è un coso lanugginoso che strilla da matti, i gabbiani lo osservano con sussiego, i ferrara pure. che fare?

reply: non lo tocchi per alcuna ragione al mondo. la natura farà la sua parte.

è grigio, l'apterix. ha ali grandi ma non sa usarle. zompetta e piange. mugola. latra. una litania funebre.

so dove gli apterix facciano il nido - mi perdoni saba - ma insomma nun ce vole un nobel per la letteratura. gli apterix sono tra noi a strillare in attesa di non so quale monnezza portata via gozzo da papi e madri. cuccioli di gabbiani, molto spaventati.


io sto qua sul tetto a tentare di consolarlo mentre tutti volano e noi sul tetto, io e i gatti a consolarlo. non c'è gabbianella che tenga, magari è maschio sto giovinotto e piange come un pupo,. e noi dal tetto a fronte a dire: ma ddai, sii uomo, contegno, verrà il tuo tempo, ti verranno le piume giuste, le ali giuste.

ma apterix piange. quindi porto sul tetto le casse e metto "into the wild" di vedder. lo metto alto, che si senta,passano i giorni, pare più mansueto, consapevole di non avere le ali mentre attorno in svariati scaldano le ascelle e se credono da esse lindbergh.

lo nutriamo di lontano, mai toccarlo hanno  detto, e non si tocca. je tirerei un pesce ma magari casca in the middle of the road, nella intercapedine che ci divide.
e poi un giorno sto apterix grigio diventa bianco come biancaneve e vola. io lo vedo. le ali piccole. le ali-mocherino sono diventate grandissime e lui piange ma inizia a usarle, quasi fossero mani da allargare per trovare l'equilibrio.

e insomma a un certo punto vola. si fa un giro sulle teste mie e dei gatti col fiato sospeso. piange fortissimo ma vola pure alto. e poi sparisce. manco un saluto. sparisce.

bird of pray.

le ali della libertà devono essere come una canzone di eddie vedder. into the wild.

ciao apterix: tutti i gabbiani un po'  lanugginosi ci faranno venire in mente te. stanotte che non piangi, o se piangi non si sente perché stai lontano.  ed è come se non piangessi più.
postato da Aleph alle ore 02:00 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria:


sabato, 23 febbraio 2008

combat



il futuro me lo scrivo da me.
postato da Aleph alle ore 01:56 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria:


mercoledì, 13 febbraio 2008

jackson (joe)

trovo rain un piccolo capolavoro. di musica mi fa fatica parlare. non sono mai aggiornata e l'ingarello in rete a chi ne sa di più mi stucca.

anche perché io facendo (ai miei gloriosi tempi)  il critico musicale mi ci sono comprata una casa, semplicemente pagata il giusto, invece dell'agratis tanto pe sgomità.

e cielo, non ho neanche scritto il solito libro inutile già sotto naftalina

detto, rain è un piccolo capolavoro. se la rete fosse usata per dire, invece che copia e incollare, andrebbe ascoltato per benino questo disco gruvissimo, dove il jazz è un colore, il suono una compressione che sboccia.

disco lieve, da ascoltar con grazia. disco di deliziosi rimandi e di canzoni (finalmente) da cantare. lo senti e ti pare di averlo ascoltato da sempre. è un po' tuo già prima che invisible man si concluda. piacevolmente pelato, graziose miniature che si susseguono, caldo e rarefatto come un sogno di mattina presto.

che cos'è l'amor se non un disco che fa sorridere? rain è uggioso ma che piacevolezza.

ps. ot

non c'entra una cippa, ma anch'io narcisizzo con gugle digitando talvolta mio nome e cognome. su "in utero" dei nirvana riscriverei oggi quello scritto all'epoca. un disco malato, da suicidio, e infatti cobain s'ammazzò. bastava ascoltare invece di fare i tifosi. ma c'è chi ha oreccchie solo per poggiarci le stanghette degli occhiali da sole. il sintomatico successo non è conseguente.
postato da Aleph alle ore 00:45 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria:


venerdì, 01 febbraio 2008

erika

la parola più cliccata del mio blog mortaccino, sempre più agonico e poco aggiornato, è "gatto". dei gatti amo pressocché tutto: il malandrino, la coda, il distacco e l'altero, la fusa improvvisa, quell'om divino tra un gratto e un zampetto, il frullio di baffo e l'occhio smeraldo,

ne amo il disincanto e il gioco, il mio carnevale permanente a notte avvoltolati tutti noi nel piumone, quando la pupilla diventa un puntino e ci guardiamo le stelle dalla finestrina sul tetto. e non diciamo "oh" perché oramai si parla attraverso la decodifica algoritmica del  "miao, meow, mua"

ne amo l'amorevolissima presenza, i fiatini sul vetro della porta  quando  turbati e felici m'aspettano a sera che è quasi notte, la festa pazza eppure sulla punta della zampa.

dei gatti amo, purtroppo, anche il dolore loro e il mio. così congiunti da a volte pensare che loro siano scudo dei malanni miei. per questo ho conosciuto erika, la veterinaria.
erika non è come gli altri. è speciale.

nella cura, nella passione, nei sorrisi. telefona per sapere come stanno, sopravvive una notte, due notti e moltissime notti di fatica e di pronto soccorso e il giorno dopo e ancora lì, con le mani giuste, la faccia giusta, il camice giusto per dirci che ce la metteremo tutta, troveremo ogni cura, che non si molla di un millimetro.

erika io credo sia il curandero della tribù che non parla. trova lo sguardo giusto anche quando è l'ora della fine, corre sugli zoccoli da reparto di dr house nell'ora della fine, ci mette l'anima e inevitabilmente fa sentire pure l'ora della fine come inevitabile parentesi chiusa. normalizza la morte e insieme la combatte. cosa che mi sfugge nei medici degli umani, che spesso hanno gli zoccoli col tacco e si distanziano da noialtri.

ebbene, erika ha pure contato su mie recenti scelte di vita, non solo professionali, trattate da chi di dovere col solito banalismo dicotomico. come se la vita, la propria vita per  intero, fosse il pezzo di una torta affettata. e che altri per distillarne il senso si prendano la briga di giudicarla non a piccoli morsi ma usando il coltellaccio per bisteccona. il coltellaccio manicheo perfino tra le meringhe fragili.  zum, una fetta di qua, una di là senza mai chiedersi il significante, senza mai tratteggiarlo. fetta precisa, decisa, assolutamente assolutistica. le praline, se scivolano via dal piatto e finiscono sotto il tavolo, se le raccoglie il gatto.

ma di gatti, appunto, voglio dire. di erika.
il blog mortaccino, molto indietro nel tempo, contiene una piccola denuncia. riguarda un altro veterinario, un'altra città, una gatta amatissima di nome maja perduta troppo in fretta per un errore. gli errori sono un paradigma quando di mezzo c'è la vita. a ognuno il proprio paradigma dell'errore, pesante come croce.

voglio dire di erika, che ce la mette tutta per non fare errori.

vorrei una sanità di gente come erika. col suo sorriso combattente e stropicciato come un camice.

erika lavora  qui, una clinica veterinaria di cagliari.  a lei, in questa notte di gelo del cuore, va la mia buonanotte più gentile e riconoscente.


postato da Aleph alle ore 01:31 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria:


Chi sono

Blogger: Aleph
linea gotica è il blog di daniela amenta


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Categorie

romanisti

Partecipano

Foto recenti

Bottoni





  • Powered by Splinder



www.flickr.com

Contatore

visitato *loading*volte