festa mesta

Strano otto marzo questo. Tondo, perché si celebra il centenario di una non festa, ricorrenza nata per ricordare le 129 operaie della Cotton di New York uccise in un rogo appiccato per costringerle a non scioperare. Di lavoro continuano a morire anche le donne, ma è un olocausto silenzioso, coperto dal gran vociare della politica.
La legge 194 è oggi uno dei temi al centro della campagna elettorale, né più né meno come l'Alitalia o l'Ici. Soliti paradossi nostrani: una legge che è frutto di battaglie, di dolore, e che semmai andrebbe applicata,diviene grimaldello strategico, ago della bilancia di una crociata per il voto in nome di Santa Romana Chiesa e del centrismo diffuso. Strano otto marzo in cui si dibatte di vita ma che la vita stessa dimentica pur di teorizzare sul filo della ragnatela dell'eugenetica. Se di diritto alla vita si discute, allora la questione sia trattata per intero. Partendo dal lavoro che è uno dei settori dove le donne sono più penalizzate, donne che coniugano famiglia e professione (o mestiere) senza sostegni, senza supporto, senza incentivi.
La politica blatera, alza la voce, scende in piazza. Ignora il quotidiano e si affida alla filosofia, all'iperbole. Ma di pratica vorremmo sapere. Per esempio di flessibilità oraria o della possibilità di scegliere il parttime senza dover essere considerate come un peso per le aziende. Vorremmo chiedere come si conciliano figli e lavoro, in un Paese dove gli asili sono tanto rari quanto preziosi, e dove il peso della famiglia resta tra le mura di casa, per i fortunati che hanno un tetto sulla testa.
Vorremmo domandare se nella battaglia per la vita che sarà c'è spazio per riflettere sulla vita com'è, quella che già corre e sgambetta. Se sono previsti contributi o incentivi, se sono ipotizzabili sgravi fiscali, se ci sarà qualcuno ad aiutare le donne in quanto tali, oltre che le madri di oggi e di domani. Perdonate gli interrogativi prosaici, signori e signore della politica, ma siamo donne e dunque pratiche, concrete. Di chiacchiere son lastricate le vie del paradiso ma anche quelle dell'inferno. L'inferno delle donne che ogni giorno vengono abusate, massacrate, uccise. In loro memoria andrebbe celebrato questo strano otto marzo, così tondo e malinconico. Per una volta non regalateci mimose. Dateci risposte, piuttosto.
Per guardare alla vita senza paura.
(editoriale della sottoscritta pubblicato oggi sui quindici quotidiani del gruppo
E Polis. lo segnalo visto il profluvio di "pubblicato di qua", "riportato di là" financo dagli ultimi dei collaboratori dei vari paper(s), pare dunque che resti la carta l'unica identità certa, alla faccia del digitale. che meraviglia il gioco dell'informazione. tutti globali, tutti provinciali)
ps.
(
gaudium magnum. è successo l'8 febbraio, un mese fa. tocca che aggiornate i blog, i feed, gli rss e pure il dibattito. la rete è piena di sorprese a saperla navigare)