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martedì, 27 maggio 2008

fables of faubus



questo pezzo è per me come la scoperta delle divisioni. ti metti là, non ne capisci il senso, provi, riprovi e infine ti rapisce all'improvviso la semplicità dell'esperimento matematico e l'assoluta naturalezza della soluzione. con il jazz mi sono impegnata come con le divisioni senza comprenderne la ragione remota. finché d'improvviso.

la luce.


(questa storia l'ho già raccontata)

la luce fu un concerto 100mila anni fa al music inn di roma. il trio dei cadmo. antonello salis al pianoforte. e questo pezzo, questo fables of faubus del signor mingus. non so perché mi faccia stare così. così male e benissimo, così che mi spezza il cuore in due con questo andamento da marcetta dei cartoni animati, questo passo funebre e valzerino, questa perfetta e circolare esecuzione. il contrappunto dei fiati, le giravolte armoniche, questo scomporsi delle note che poi si incastrano nel riff: ta ta ta....

insomma, io che ero punk decisi che mingus era più punk di molti sgrammaticati crestati. peggio di un bastardo in cima alla mia playlist e i don't care tutto il resto.

ed è molto curioso che in questi giorni di scelte definitive ed impreviste svolte fables of faubus riprenda a girarmi attorno come la più assoluta delle assonanze. e che il cerchio in fondo si chiuda grazie a salis che la risuona nel disco dei quintorigo.

il disco è plays mingus, molto bello, apparentemente distante se non si capisce che una nota può essere divisa e affettata e ciò che resta è l'algoritmo dell'anima. e tutto scorre. i suoni formalmente strampalati, la sostanza dell'aritmetica che si fa pelle e pulsa. e scorre. come questo vento di scirocco che ci scompiglia, alza la polvere, alza odori, alza le lontananze. alza il cerchio e le corde di un contrabbasso.

e i gatti se ne scappano via intimoriti. poi tornano ad ammaestraere i decibel. sotto una luna gialla come una mela il suono diventa aria fusa, plastilina, un baffo felino, la linea di una divisione.

per una notte mi tornano i conti.






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domenica, 11 maggio 2008

mAssage in a bottle

il tema è la cervicale. un batterio? un virus? un infracicamento? non si sa. fatto sta che la cervicale m'ha colpito con infame precisione. non ruoto collo, non muovo spalla, braccio semirigido, sembro il frame di un film muto e pure un po' incantato su un'unica istantanea.

ovvio che l'unica risposta al disagio è in rete, su gugle, tanto per sopportare l'emivita della nimesulie. scopro che c'è pure un forum sul tema e si trovano soluzioni svariate: tipo il magnesio b a pranzo e a cena, l'artiglio del diavolo, il sale grosso scaldato da inziccare in un calzino e da apporre come sciarpetta, na botta de phon, etc.

propendo per un chiromanipolatore. è il mio primo massage in the life.

il chiro è un mago, mi visita e sa perfettamente dove il nervo cervico si insinua fino al polpastrello facendomi maledire la sorte. lui si occupa di postura, muscoli e ginnastiche e dopo alcuni piccoli esercizi mi indica il lettino. è tempo di un massage miorilassante.

io il massage non l'avevo mai fatto, manco quello dei cinesi sotto l'ombrellone, un po' perché sono ipotesa, un po' perché mi imbarazza che un estraneo mi smucini il muscolo. ma se massage ha da esse per battere la cervicale, sia. anche perché altre 24 ore e non guido più, non mi lego gli scarpini, non mi infilo un elastico tra i capelli.

il massage avviene in una stanza molto zen, tutta arancione e profumi gentili, con musica new age che alla prossima chiederò di cambiare con suoni adatti all'abbisogna: meno cinguettii nipponici, fruscii di cascate e usignoli e flautini, più music for airport che almeno non mi irrita. il massage è con un olio caldo e dura un'oretta  che alla fine m'addormento e manco mi ribello alla sensazione di essere un gambero pronto per il tuffo nell'olio bollente.

dopo il massage il dolore si è via via affievolito nelle 56 ore successive. ora, se c'è un gatto alle mie spalle che mi fa le pernacchie, posso intravederlo e colpirlo con una ciavatta (na ciavatta, mica na jeep come l'omicida ad appiano gentile - con relativo giallo -  a  quando le indagini e le sanzioni previste dalla legge?)

insomma il massage mi ha cambiato la prospettiva. perché sono farmacologicamente pragmatica ma scoprire che oltre alle molecole trattate in laboratorio, esista la mano dell'uomo in grado di alleviare il dolore è una imprevista consolazione.

insomma non è un mondo solo di cazzoni che usano male i piedi. c'è qualcuno che ha pure le mani. probabilmente anche la testa.

postato da Aleph alle ore 01:29 | Permalink | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)
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