Gentile signor Marcello Fois
Signor Fois, non ho la tua mail, né un tuo numero di telefono (quantunque non sarebbe difficile procurarmelo). Desidero scriverti, tuttavia. Sono rimasta folgorata da pagina 56 di "In Sardegna non c'è il mare" (Laterza). Iin due giorni - prego consultare il venduto presso Feltrinelli in viale Marconi a Roma - ho acquistato il numero di copie giuste per farmi passare la nostalgia canaglia e la lontananza.
Riporto da pagina 56.
Traghetti
"Io ho visto molti traghetti. Ne ho sentito l'odore di nafta, ne ho toccato i legni viscidi di salsedine. Ho attraversato molte volte volte quella passerella dal Tutto al Niente.... Ho dovuto capire perché attraversare quella passerella era il modo per abitare l'altrove. Io so che c'erano giorni terribili, quando su quel traghetto si saliva per conoscere ospedali, per trovare un lavoro, per sostenere un concorso. C'erano anche albe bellissime del tutto rovinate dall'angoscia della partenza..... Io ho visto quei giorni lì, quando anche la gioia per l'avventura si trasformava nella stretta per la navigazione, quando l'entusiasmo per quanto ci aspettava oltremare era appannato da un senso inenarrabile di solitudine. Io ci sono salito spesso su quelle passerelle per passare da me a me. Con terrore entusiastico e con la stretta alla gola che ti afferava non appena il traghetto cominciava a vibrare, ché da lì in poi si andava e non era possibile tornare indietro.
Quando si parte non si torna più...."
Io, gentilissimo,
il viaggio l'ho fatto al contrario. Sempre. Dal continente alla Sardegna, con la stessa sensazione di groppo e angoscia, di avventura e un po' di sbornia. Da quattro anni mi ritrovo a percorrere la via di mare con un altro punto di vista. Il tuo. Da l'isola al Continente. Credo che la prossima sarà l'ultima, da emigrante. Poi diventerò daccapo turista. Quando si parte non si torna più.
La consapevolezza è un dolore, uno spillo nel costato. Vado a salutare casa mia. La chiudo. Chiudo l'ultimo cordone ombelicale tra me e mia madre. Completo il cerchio di malavoglia. L'arco aperto da mia madre da Istiritta in Continente. La parentesi mia tra Roma e Sardegna, e poi daccapo Roma. Ora siamo entrambe in terraferma. Eppure è un senso inenarrabile di solitudine. Mi sparo un'abbaardente. Grazie per aver detto per me.
Buonanotte e buone feste di natale.