i mistoteriti
erano sbarbi della bassa, d'aspetto gentile, sebbene all'epoca - i soliti anni ottanta - andassero di moda i post(er) punk. l'area era bolognese, che per un gruppo etichettato come demenziale era un po' come dire "suono chitarre e assemblo windows" a seattle. a parte un pezzo trasgressivo, "cacca cacca", i mistoteriti non ebbero nulla a che spartire con gli skiantos. ma neppure con sandro oliva che rifaceva il verso al quartetto cetra e a frank zappa, né con i maneschi truzzi brothers, né con gli scombicchierati konats del raga, meno che mai con i guerriglieri sonici sentinels, che nell'urbe si esibivano indossando parrucche da damine e maglie della juve ogni qualvolta la roma (squadra) scajava coi bianconeri.
un caso a sé nel filone surreale italico, perché i mistoteriti sapevano suonare, e cantare, e amavano il pop, la melodia, e gli xtc (soprattutto nella versione dukes of stratosphear, e soprattutto "psonic psunspot", titolo preso in prestito dal vocabolario di eta beta).
e mentre in molti additavano i denovo come stelle del firmamento poppaloro nostrano, i mistoteriti ricamavano canzunette con l'abilità di sarti. phil anka, bob rodiatoce, paul syno e compagnia cucendo. in pratica dei feticisti del tessuto, delle trame armoniche, delle passamanerie ritmiche. prova ne sia "bravi ma basta", il loro primo lp dalla copertina di plastilina, che prevedeva anche l'uso di canzoni d'amore e dal retrogusto femminista, come "addio vecchia stufa": lei lascia lui, e gli oggetti di casa (dal telefono al ferro da stiro) si ribellano, e la seguono. un metatesto o una metafora?
la mia preferita resta "atollo k", con ritornello fulminante ed erre moscia ("dov'era questo posto che non c'è nemmeno sulla mappa, questo è atollo kappa, ahi ahi ahi ahi ahiaaa"), ma anche l'album "nani" (secondo e successivo e ultimo) conteneva piccoli, deliziosi anthem come "sbarbe della bassa" e "tieniti le tue trote".
il complesso, con una studiata azione di marketing, mise su anche un fanz cleb aperto solo alle femmine. ogni fans femmina doveva scegliersi un nome mistoterital (pina chiffonette, per servirvi), un mistoterital da adottare (nella fattispecie l'immenso phil, alias roberto grassilli) e vergare la tesserina con l'impronta del proprio naso.
l'unico maschio a cui fu consentito l'ingresso è l'esimio giornalista musicale giancarlo susanna, ma solo per via del cognome. talvolta, noi fanz, ricevevamo in omaggio le strisce fumettare di anka, molto beatleasiane, molto extravaganti, parecchio belle.
dopo di loro arrivarono altri, altri come gli elii, i latte e i suoi derivati, i noise santa rita s'akkascia. nelle radio risuonarono brani che recitavano "morire democristiani" e persino un omaggio a roberto baggio a firma del generale (correzione apportata da giòspenser) [error: persiana jones e le tapparelle maledette]. ma nulla fu più lo stesso.
avevamo perso il bottone che apriva e chiudeva la storia, insomma. avevamo perso il filo del discorso e sul tulle della camicina paisley s'era aperto un buco. stavano arrivando gli anni novanta.
(segue nel 2003).
